“Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek”

“Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek”
Durante il Novecento abbiamo assistito all’affermarsi dei processi imperialistici, con un protagonismo, soprattutto dopo la II Guerra mondiale, di un’unica grande potenza: gli Stati Uniti. Negli ultimi anni questa guida unipolare si è fortemente ridimensionata, accompagnandosi all’avanzata sul mercato globale di nuovi blocchi imperialistici (basti pensare all’Unione Europea), ma anche di nuovi Paesi che, seppur inquadrati in una logica peculiarmente capitalistica, svolgono il ruolo di competitori sullo scacchiere geopolitico ed economico internazionale, contrapponendo i loro interessi a quello dei poli dominanti (si pensi ai cosiddetti BRICS). Come studiosi di politica economica internazionale c’è da domandarsi: dove ci porterà questo processo? È ancora attuale la teoria marxista-leninista dell’imperialismo?
Gli imperialismi odierni sono caratterizzati non solo e non tanto dallo svilupparsi progressivo di concentrazioni tecniche, economiche e finanziarie, quanto soprattutto dalla concentrazione territoriale. La tendenza al monopolio è ormai tanto forte che non vi sono più “colonie esotiche” verso cui i poli imperiali possono imporre i propri modelli di sviluppo. Nella sua L’età dell’imperialismo, Harry Magdoff descrive il Mondo che si andava delineando negli anni Settanta come un “imperialismo senza colonie”; ciò non significa che sia venuto meno il rapporto di sfruttamento coloniale, ma solamente che gli imperialismi riescono a imporre il controllo politico su vaste aree tramite coinvolgimenti indiretti nella vita socio-economica e non più attraverso la costrizione politico-militare.
Presente nella rivista N: 
1/2018 - Anno XXX - Gennaio/Marzo
Autore: 
Luciano Vasapollo

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