Addio alle armi. Evoluzioni del ruolo della violenza nel movimento indipendentista basco
Il 20 ottobre del 2011, dopo 53 anni dalla sua fondazione, l’organizzazione armata indipendentista basca Eta (Euskadi ta Askatasuna/Paesi baschi e Libertà) ha dichiarato la fine di tutte le sue attività armate. Con questa dichiarazione si è aperto un nuovo scenario, in cui sembra possibile superare definitivamente tutte le forme di violenza che hanno caratterizzato il conflitto tra nazionalismo basco e Stati spagnolo e, seppur in minore misura, francese. L’uso della violenza per fini politici è stato uno degli elementi caratterizzanti dell’izquierda abertzale (sinistra patriottica), il complesso e variegato movimento indipendentista basco che si è agglutinato attorno all’Eta dagli anni del regime franchista e che si è riprodotto, e trasformato, anche nei decenni successivi. L’izquierda abertzale è il frutto della creazione dell’organizzazione armata e della formazione di una rete di solidarietà, legittimazione e consenso nei suoi confronti durante l’opposizione al franchismo. Da ciò deriva la centralità simbolica di Eta nel discorso politico del nazionalismo radicale basco. Anche se, data proprio l’eterogeneità della base sociale radicale, sono stati presenti all’interno del movimento indipendentista anche giudizi critici o anche nettamente negativi sulla legittimità etica e/o efficacia politica della violenza politica. Giudizi critici emersi in maniera pubblica ed evidente soprattutto negli ultimi anni.

