Editoriale

Editoriale

Viviamo in questi giorni una delicata fase di transizione nella costruzione dell’Europa politica. Le vicende greche, a prescindere da come finiranno, gettano un cono di incertezza su un progetto che sembra affetto da un rigido economicismo e da una visione contrattualistica della vita sociale, quasi che i valori dei cittadini europei, le loro speranze e le aspirazioni ad annullare, quantomeno ammorbidire, quei confini nazionali che nel Novecento hanno causato guerre e sofferenze finiscano in secondo piano rispetto ai debiti da pagare e ai pareggi di bilancio. Allo stesso tempo è innegabile il malcostume di una parte della classe politica greca (ma non solo), pronta a “scaricare” sull’Unione Europea le responsabilità di decenni di governo “domestico” caratterizzato da corruzione, clientelismo e trucchi nei bilanci pubblici. L’europeismo, però, non vive solo negli accordi tra gli Stati e le organizzazioni transnazionali, nelle direttive comunitarie e nei conteggi della Banca Centrale Europea, ma nello spirito e nella convinzione dei popoli, nel comune sentire di un intero continente, in un eligendo demos europeo che a volte è più preparato e consapevole
dei suoi rappresentanti.

Presente nella rivista N: 
2/2015 - Anno XXVII - Aprile/Giugno
Autore: 
Antonio Iodice

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