Il puzzle libico

Il puzzle libico

Le strutture dello Stato devono godere di legittimità e consenso, e avere la capacità di mediare i conflitti fra i diversi gruppi interni. In mancanza di questi requisiti, non c’è un singolo popolo sovrano, non c’è legittimità per le maggioranze numeriche. Quando il consenso – che sia religioso, etnico o entrambe le cose – è assente, la democrazia viene a essere sospesa, lo Stato si divide, o la società sprofonda in una permanente guerra civile.
Eric. J. Hobsbawm

La situazione in Libia risulta essere uno dei casi più complessi di peacebuilding per diverse ragioni. Cinque anni dopo la deposizione del dittatore Gheddafi ad opera di una rivoluzione popolare il Paese è rimasto intrappolato in una spirale di deterioramento della sicurezza, crisi economica e stallo politico. La fiducia nelle deboli istituzioni governative è scesa al livello più basso di tutti i tempi e si ha una accesa contrapposizione tra le due fazioni maggiormente organizzate: gli islamisti da una parte e i membri dell’ex regime dall’altra. In primo luogo, è mancata una strategia “a monte” per il dopo Gheddafi, o comunque se c’è stata non ha dato i risultati sperati. Ancora una volta, l’intervento delle potenze occidentali nelle vicende africane non ha adeguatamente tenuto conto delle realtà locali e, soprattutto, non è stato preceduto dall’elaborazione di un’efficace strategia di ricostruzione statale.

Presente nella rivista N: 
3/2016 - Anno XXVIII - Luglio/Settembre
Autore: 
Claudio Laiso

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