L’autonomia mancata. L’ordinamento sportivo tra riconoscimenti e disconoscimenti
Negli ultimi anni l’indagine giuridica sugli ordinamenti sportivi ha ricevuto un notevole impulso dovuto soprattutto alla crescente rilevanza che il fenomeno sportivo ha progressivamente acquisito dal punto di vista sociale, culturale ed economico. A fronte di tale crescita, non spiegabile, né esauribile nei termini di risultanza dell’esplosione e frammentazione delle regole connesse alla globalizzazione ma, piuttosto, come rafforzata centralità e “policontesturalità” della materia “sport”, riconducibile a profili di natura socio-economica, culturale, pedagogica e pluridisciplinare, si è registrato l’aumento della complessità ordinamentale delle istituzioni sportive e la sempre maggiore attenzione dello Stato e dell’Unione Europea, così come delle stesse Regioni e delle istituzioni pubbliche locali, ai rapporti giuridici prodotti dal fenomeno sportivo. Le maggiori pressioni sull’ordinamento sportivo, registrate anche recentemente, di là della contingenza dei numerosi episodi di “ingiustizia sportiva” che hanno minato la credibilità e alimentato i sospetti circa l’arbitrarietà della produzione delle regole e la stessa loro applicazione (secondo i principi del giusto procedimento amministrativo), vanno ricercate nel retroterra giuridico italiano e comunitario e, contestualmente, nella configurazione di tale ordinamento sia in termini pubblicistici che privatistici.

