L’etica comunista e lo spirito del capitalismo. Intervista a Federico Rampini
All’ombra della grande muraglia il gigante sornione dagli occhi a mandorla sembra essersi svegliato. Temprato da decenni di ideologia comunista dura e pura, chiusura nazionalistica delle frontiere e tanta gavetta come manodopera a basso costo per il ricco Occidente, con tutto l’ingombro della sua stazza si siede oggi al tavolo dell’economia mondiale e scompiglia giochi che a lungo si è pensato fossero fatti. Forza e credenziali stanno tutte nei numeri, che in questo caso ben raccontano il dirompente exploit di un modello di sviluppo, seguito in scala ridotta anche da altri e destinato a stravolgere disequilibri consolidati nei rapporti tra sfere geopolitiche diverse, tra vecchie potenze in affanno e nuovi Paesi rampanti. Una popolazione di un miliardo e trecento milioni di persone, un prodotto interno lordo che cresce a due cifre, una quantità e varietà di materie prime da garantire sostanziale autosufficienza e un territorio vasto quanto l’Europa, che ricade sotto un’unica bandiera ma presenta l’estensione e le differenze di un continente. La Cina, oggi, sa quanto pesa.

