La Cina tra sviluppo e squilibri

La Cina tra sviluppo e squilibri

I recenti scontri avvenuti in Tibet, hanno nuovamente riportato l’attenzione della comunità internazionale sui limiti, in termini di rispetto delle libertà e dei diritti civili e delle minoranze, che ancora presenta la Repubblica popolare cinese. Era dai tempi delle proteste di piazza Tienanmen, nel 1989, che il governo cinese non era chiamato a fare i conti con delle proteste così ampie, capaci di suscitare un forte moto di indignazione nell’opinione pubblica internazionale. Per comprendere sino in fondo perché, a distanza di quasi venti anni, il governo cinese si sia trovato ad affrontare una protesta così forte, cui l’unica risposta che è stato in grado di dare è stata di carattere poliziesco e repressivo, occorre ripercorrere la storia recente del Paese, proprio a partire dai fatti che sconvolsero il mondo nell’ormai lontano 1989. Dopo i drammatici eventi di piazza Tienanmen, le divergenze che si erano venute a creare all’interno della dirigenza del Partito comunista cinese (Pcc), si erano lentamente appianate, in nome dell’obiettivo comune che era quello del mantenimento della stabilità politica e sociale del Paese. 

Presente nella rivista N: 
2/2008 - Anno XX - Aprile/Giugno

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