Sulla presenza ebraica a Sigilmassa

Sulla presenza ebraica a Sigilmassa
Chiunque si sia anche minimamente occupato della storia dei rapporti commerciali tra il Maghreb e il Sahara occidentale in epoca medievale sa bene che a dir poco cruciale fu il ruolo giocato in tale ambito dalla città di Sigilmassa (arabo: ةساملجس ), capitale indiscussa del Tafilālet
berbero e insieme snodo carovaniero di primissima importanza.
Prescindendo dalle leggende, relativamente vetuste, che la vogliono edificata «da un capitano de Romani, il quale partito di Mauritania, acquisto tutta la Numidia», per dirla con le parole di Leone l’Africano, se non addirittura eretta da Alessandro Magno, secondo l’opinione ancor più malsicura e fantasiosa di al-Bakrî, è senz’altro legittimo affermare che fu proprio allo sviluppo prepotente degli scambi mercantili tra il sud del Marocco e il Bilād al-Sudān, propiziati dalla conquista musulmana del Nord Africa, che un centro altrimenti periferico e all’apparenza arretrato come Sigilmassa dovette la sua inusitata fortuna, prima economica e poi politica, che ne fece per molti secoli, fino alle soglie dell’evo moderno, la località più florida e popolosa dell’intera regione.
Presente nella rivista N: 
4/2016 - Anno XXVIII - Ottobre/Dicembre
Autore: 
Angelo Iacovella

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