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Mar
23

Aggiornamenti dalla Libia

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Lucio Caracciolo si chiede: “Siamo in guerra: come vincerla? La prima domanda che ogni governo responsabile dovrebbe porsi, quando decide di partecipare a un conflitto, è la domanda che il nostro governo non si pone. Non è un paradosso. È l’effetto dell’incrocio di tre fattori. Primo: la nostra storica refrattarietà al pensare strategico, surrogata con l’affidamento allo Stellone. Secondo: l'ignoranza del campo di battaglia, sia in quanto alle effettive capacità del nemico (Gheddafi), sia soprattutto relativamente a caratteri e forza dei nostri alleati sul terreno (i ribelli della Cirenaica), ossia di coloro che dovrebbero svolgere i compiti della fanteria che né noi né gli americani e nemmeno i franco-inglesi intendono schierare. Terzo: perché temiamo che comunque vada perderemo. Tre ottime ragioni per non rovinarci l’umore con fastidiosi rovelli."

Affidiamoci allo Stellone

Mar
15

Politici italiani e social network. Ricerca di Stefano Epifani per l'Istituto "S. Pio V"

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La ricerca, coordinata per conto dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” da Stefano Epifani, docente presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Roma “Sapienza”, a cui hanno lavorato anche Alessio Jacona, Roberto Lippi e Magda Paolillo, non lascia alcun dubbio: politici italiani e social network sono realtà appartenenti a mondi lontani.

 

Mar
13

Le opzioni dell'America in Libia

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L’Europa sembra essere incapace di prendere iniziative concrete. Le uniche iniziative a cui la Comunità internazionale sembra esser giunta in modo condiviso sembrano essere il congelamento degli asset finanziari di Gheddafi, oggi quasi totalmente bloccati, e l’embargo voluto dall’Onu. Dall’atra parte dell’oceano Jay Carney, portavoce di Obama, continua a ripetere che la Casa Bianca non esclude alcuna opzione. Al contrario quello della Clinton, Philip Crowley, si è appellato proprio all’embargo imposto dall’Onu alla Libia per escludere la possibilità di aiutare militarmente il popolo che si è ribellato al regime. Per Washington, dunque, l’opzione militare sembra essere ancora praticabile. È probabile che Obama avrebbe dato la mano affinché la Libia prendesse la stessa, pacifica strada di Tunisia ed Egitto. Ma evidentemente la storia ha altri piani.

Le opzioni dell’America in Libia

Mar
02

Quale futuro in Libia?

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Tutto il mondo democratico sembra rallegrarsi per la lenta e inesorabile fine del regime Libico e del suo leader maximo.

Tuttavia, la questione fondamentale della ricostruzione, o meglio, della costruzione dello Stato post-Gheddafi, il “regime più orwelliano del Medio Oriente”, sembra presentare numerose incognite.

Come verrà affrontata la fase di transizione in un paese a lungo violentato dal regime e caratterizzato da una forte frammentazione interna? In che modo uno Stato carente delle principali istituzioni e di una società civile “funzionale”, elementi di grande rilevanza in altri contesti rivoluzionari del Nord-Africa, potrà superare un passaggio tanto delicato? E infine: quale sarà il ruolo delle istituzioni internazionali?

Libya’s Terra Incognita

Feb
03

I possibili scenari dell'Egitto

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Il mondo intero sta seguendo con grande attenzione l'evoluzione della situazione interna egiziana. Il discorso pronunciato da Mubarak non ha convinto i suoi oppositori, sempre più decisi a non abbandonare la piazza sino a quando non avrà abbandonato la presidenza.

Gli scontri di ieri sono probabilmente stati il frutto di un tentativo, da parte dello stesso Mubarak, di destabilizzare quella che sino ad oggi è stata una protesta pacifica, generando una situazione di caos tale da rendere necessaria la sua permanenza al potere.

Se questo era il suo scopo, tuttavia, non pare essere stato raggiunto. Nella serata di ieri il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha nuovamente chiesto una veloce e ordinata transizione, confermando dunque che Washington non intende sostenere oltre Mubarak.

Riferimenti interni:  Afghanistan-Pakistan 2015 Amir Madani
Feb
01

La difficile transizione egiziana

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A Hosni Mubarak, leader assoluto dell’Egitto dal 1981, non sono bastate la nomina del capo dell’intelligence, il gen. Suleiman, a vicepresidente e quella di Ahmed Shafik (ex comandante dell’aviazione) alla carica di Primo ministro, per disinnescare la crisi esplosa il 25 gennaio scorso. Nonostante il coprifuoco imposto, la popolazione ha continuato a scendere per le strade chiedendo la fine del suo decennale potere. Le Forze Armate, vero centro del potere egiziano, stanno ormai abbandonando Mubarak e la prova che ormai il Presidente è alla fine della sua corsa è dimostrata dal fatto che Suleiman ha “ufficialmente” avuto mandato di prendere contatti con le forze dell’opposizione per trovare una via di uscita alla crisi. Nemmeno gli Stati Uniti, d’altra parte, difendono più il loro fedele alleato.

Obama e la Clinton hanno chiaramente fatto intendere che non sono disposti a sostenere oltre il regime di Mubarak in presenza di una piazza che ne chiede con forza le dimissioni.

In queste ore centinaia di migliaia di persone stanno sfilando per le vie del Cairo per dare la spallata finale a Mubarak. Il corteo terminerà nell’ormai famosa piazza Tahrir. Un altro corteo sta intando sfilando per le vie di Alessandria.

Video: 
Dec
06

Il futuro è passato da Oriente

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Il colosso cinese corre, anzi sembra bruciare tutto e tutti con il suo Pil a due cifre, in barba a tutte le pachidermiche economie occidentali, zavorrate da un turbo-capitalismo che balla sull’orlo del precipizio e che sembra ritagliato su misura di una speculazione fatta di finanza derivata e incalcolabili rischi speculativi. Alla luce delle rivelazioni che stanno emergendo dal bollente sito di Wikileaks, l'organizzazione no-profit più chiacchierata del mondo mediatizzato, sarebbe interessante rileggere quello che del "Drago rampante" abbiamo scritto nel secondo numero della Rivista di Studi Politici del 2008, in un'ottica che poneva in risalto i pregi e i difetti della più grande realtà economica dei nostri giorni.

Video:  Riferimenti interni:  Il risveglio del gigante che fa paura all’Occidente La Cina tra sviluppo e squilibri L’etica comunista e lo spirito del capitalismo. Intervista a Federico Rampini La dignità di un popolo sulla vetta del mondo
Oct
09

Il dilemma dell'Afghanistan

Tag: Afghanistan, Pakistan, Politica Estera, Stati Uniti, Talebani
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Nel 2001 le truppe della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti sferravano il loro attacco all'Afghanistan dei Talebani. Erano i giorni successivi al tragico attacco alle Torri gemelle, e tutto il mondo si schierava a fianco di Washington in quella che sembrava una guerra giusta contro un regime fondamentalista come quello talebano. A quasi dieci anni dallo scoppio delle ostilità la situazione è ancora molto complessa. La notizia delle trattative in corso tra il governo guidato da Karzai e alcuni leader talebani sembra però segnare una svolta profonda. Amir Madani, sull'Huffington Post, analizza la situazione, cercando di descrivere gli effetti che potranno avere le trattative con i talebani sul futuro dell'Afghanistan e dell'intera regione.

Per conto dell'Istituto di Studi Politici S. Pio V Madani ha svolto una ricerca, assieme a Germano Dottori, che analizza l'evoluzione della situazione afghana e i complessi rapporti con il vicino Pakistan. La ricerca sarà a breve pubblicata nella collana dell'Editrice Apes.

Oct
09

Perchè un blog?

Tag: Blog, Istituto di Studi Politici S. Pio V, ricerca
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I nuovi mezzi di comunicazione, primo fra tutti internet, permettono oggi di far circolare le informazioni molto più velocemente che in passato. Ciò rappresenta un grande vantaggio per chi, come noi, opera nel settore della ricerca. Il web ci permette di informare la comunità scientifica, gli studiosi e i semplici lettori sulle ricerche in corso, su quelle svolte e sulle pubblicazioni edite dal nostro Ente. 

Oggi la rete  offre però maggiori possibilità rispetto al recente passato. Il web 2.0 ha aperto prospettive inimmaginabili sino a pochi anni fa. Per tale ragione abbiamo deciso di dare vita a un blog, attraverso il quale intendiamo stimolare un confronto tra ricercatori e semplici lettori sui temi oggetto dei nostri studi. Chiunque potrà commentare i post del blog, nella speranza che ciò possa dare vita a un confronto scientifico e culturale dinamico e capace di fornire ulteriori spunti di riflessione per il nostro lavoro di ricerca.

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