|
La storia della fondazione di Cîteaux non può essere esposta senza una presentazione previa del tentativo di riforma, fatto con la fondazione di Molesme nel 1075 da san Roberto. Fu a Molesme che un gruppo di monaci disillusi concepì l’idea di procedere ad un’altra fondazione, da realizzare dopo una migliore pianificazione e con migliori risultati, nel luogo impervio di Cîteaux.
Roberto, era nato verso il 1028 in un paesino non identificato della Champagne. Negli anni della sua prima giovinezza, entrato nell’abbazia di Montier-la-Celle vicino a Troyes, qualche tempo dopo il l053, divenne priore.
Tra il 1068 e il 1072 svolse l’ufficio di abate a Saint-Michel-de-Tonnerre, una abbazia di osservanza cluniacense, nella diocesi di Langres. Per ignote ragioni, il suo servizio abbaziale fu bruscamente interrotto e Roberto ritornò a Troyes come semplice monaco. Dopo alcuni mesi venne nominato o eletto Priore a Saint-Ayoul, un priorato alle dipendenze di Montier-la-Celle, a Provins, nella diocesi di Sens.Ma questo posto si dimostrò ancora meno congeniale di Saint-Michel alla sua vocazione e nel 1074 si univa a un gruppo di eremiti nei boschi di Collan. Fu con la partecipazione di questi eremiti che Roberto fondò nel 1075 il monastero di Molesme, nella diocesi di Langres.
Roberto aveva avuto una notevole esperienza di vita monastica. Sebbene insoddisfatto dalle strutture della disciplina cluniacense ed attratto dalla vita solitaria, rimase fermo nella sua convinzione che gli esempi ascetici della vita del deserto, attualizzati e vissuti all’interno di una vita monastica, erano più fedeli all’ideale della vita religiosa. Molesme divenne subito una delle abbazie riformate più rinomate della fine dell’XI secolo. Di fatto, l’afflusso di nuove vocazioni e donazioni generose resero possibili molte fondazioni. Alcune erano solo dei piccoli eremitaggi, altre erano dei priorati dipendenti o delle abbazie. Verso il 1100 erano circa una quarantina, sparse in dodici diocesi. Nel 1082 Molesme attirò anche san Bruno e i suoi compagni, che vi trascorsero qualche tempo prima di partire per le montagne di Grenoble, luogo di origine dell’Ordine dei Certosini.
Ma verso il 1090 lo stesso Roberto era giunto alla conclusione che il suo posto non era più nella sua abbazia e si unì a un gruppo di eremiti a Aux. I monaci di Molesme, rimasti in difficoltà, ben presto riuscirono a persuaderlo e Roberto ritornò alla sua abbazia. Le ragioni di questo desiderio di vita ritirata consiste nel fatto che il piccolo gruppo degli eremiti fondatori si trovò così schiacciato dalla quantità delle nuove vocazioni che perse il controllo della disciplina, e di conseguenza Molesme iniziò a rassomigliare sempre di più alle altre fiorenti abbazie, tutte poste sotto la irresistibile influenza di Cluny, che Roberto di Molesme aveva appunto cercato di sfuggire.
Verso gli anni 1090 Molesme aveva accumulato benefici ecclesiastici e decime, rendite di chiese, villaggi e servi, e l’abbazia stessa pullulava di servitori laici (famuli), di fratelli (conversi), di bambini (oblati) e di praebendarii. Tutto questo rientrava normalmente negli schemi usuali delle tradizioni monastiche, ma era ben diverso dal sogno di Roberto, che desiderava separazione dal mondo e povertà, in una vita libera dalle preoccupazioni del
mondo e dedicata soltanto al servizio di Dio.
Emersero conf litti a proposito di questi problemi e si accesero dibattiti ostili: Roberto credette opportuno sostenere il valore delle proprie argomentazioni facendo frequenti allusioni alla Regola di san Benedetto, mentre
la maggioranza dei monaci insisteva sulla legittimità delle usanze di Cluny e rifiutava le proposte dell’abate. Sembrava dunque impossibile poter giungere a un compromesso durevole e valido. In tal modo si approfondì nella mente dei futuri fondatori di Cîteaux l’intuizione di una totale fedeltà alla Regola, come possibilità alternativa.
Alcuni dei monaci-eremiti, stanchi dei continui alterchi, lasciarono Molesme per la fondazione di Aulps, un piccolo eremitaggio nella diocesi di Ginevra, che verso la fine del 1096 o all’inizio del 1097, venne eretto in abbazia. È significativo il fatto che il documento di erezione sottolineava la scelta dei monaci di consacrarsi ad una rigorosa osservanza della Regola di san Benedetto. Più importante ancora è il fatto che l’amanuense che redasse questo documento fu Stefano, il segretario di lingua inglese dell’abate Roberto, e il fatto storico veniva riconosciuto legalmente da alcuni testimoni tra cui Alberico, il priore di Molesme, entrambi futuri abati di Cîteaux.
Fu probabilmente verso l’autunno dei 1097 che l’abate Roberto, accompagnato da un certo numero dei suoi monaci, tra cui Alberico e Stefano, fecero visita all’arcivescovo Ugo de Die di Lione, legato pontificio in Francia e uno tra i più attivi sostenitori della riforma gregoriana. Davanti al prelato, pieno di comprensione, Roberto presentava il suo piano per una nuova fondazione, e ne dava come ragione principale l’osservanza tiepida e negligente della Regola, così come era vissuta a Molesme, mentre egli prometteva di “seguirla da allora in poi più strettamente e con maggiore perfezione”. Ugo diede al progetto la propria benedizione, ed incoraggiò i latori della proposta a “perseverare nel loro santo proposito” e, dato che la cosa sembrava favorire la causa di entrambe le parti contendenti di Molesme, autorizzò Roberto e i suoi sostenitori a ritirarsi dall’abbazia e a stabilirsi in un altro luogo, dove essi avrebbero potuto “servire Dio in condizioni più pacifiche e in un modo più salutare”.
Agli inizi del 1098, 21 monaci si apprestarono a seguire Roberto nella proprietà di un nuovo monastero, donato a questo scopo da Rainaldo, visconte di Beaune, già parente e benefattore dell’abate. Sebbene egli fosse un vassallo dì Odone, duca della Borgogna, la terra che Rainaldo donava per la fondazione era di sua proprietà, non gravata da tasse feudali o da servigi da rendere a terzi. Era collocata a circa venti km a sud di Digione, descritta come “luogo orrido e di vasta solitudine”. Il luogo aveva già un nome: Cîteaux (in latino, Cistercium) la cui etimologia veniva spiegata in diversi modi: il più probabile era in rapporto alla posizione geografica, dato che si trovava “al di qua della terza pietra miliare” (cis tertium lapidem miliarium) sull’antica strada romana tra Langres e Chalon-sur-Saóne. La data tradizionale della fondazione è quella del 21 marzo del 1098.
Roberto e i suoi compagni desideravano vivere una vita ascetica in povertà e in perfetta solitudine, procurandosi il necessario per vivere, con il proprio lavoro, come gli apostoli di Cristo. In questo non furono delusi, in quanto la loro sopravvivenza in quella foresta dovette di fatto essere ben dura. I primi mesi trascorsero senza dubbio nell’abbattere alberi, nel costruire alcuni ripari temporanei e nel piantare i raccolti necessari per l’autunno. Il ritmo quotidiano di preghiera e di lavoro manuale venne però ben presto disturbato dalle notizie che provenivano da Molesme, dove Roberto dovette ritornare, governando di nuovo quell’abbazia fino al 1111, anno della sua morte. La sua venerazione popolare come santo, venne riconosciuta ufficialmente con la sua canonizzazione, avvenuta nel 1220; nel 1222 il calendario cistercense designava il 29 aprile come giorno della sua festa.
Il ritorno di Roberto a Molesme poteva mettere in pericolo la sopravvivenza del nuovo monastero: il pericolo venne aumentato dal numero dei monaci che seguirono il suo esempio, forse la maggioranza dei 21 fondatori. Tuttavia, nonostante lo sbandamento iniziale, poco tempo dopo la partenza dell’abate Roberto e di coloro che lo avevano seguito, la piccola comunità del nuovo monastero elesse al suo posto Alberico, che aveva svolto l’ufficio di priore durante l’abbaziato di Roberto, ed era stato forse uno dei fondatori di Molesme. Fu un uomo capace e di fermo carattere, a cui va attribuito il consolidamento materiale e morale di Cîteaux. In particolare egli riuscì ad ottenere la bolla di protezione papale da Pasquale II non appena questi successe a Urbano II. Essa, pubblicata il 19 ottobre 1100 e conosciuta nella storia di Cîteaux come il Privilegio Romano, ordinava che gli abitanti del nuovo monastero “dovevano essere sicuri e liberi da qualsiasi noia (…) sotto la protezione speciale della Santa Sede (…) salvo la sottomissione canonica dovuta alla Chiesa di Chalon”.
Secondo una tradizione che data da tempo immemorabile, fu con Alberico che i monaci adottarono l’abito bianco, o piuttosto non tinto, sotto uno scapolare nero. Dopo la morte di Alberico, avvenuta il 26 gennaio 1109, i monaci elessero come loro abate il priore, Stefano Harding, un inglese, nato da una famiglia di nobili verso il 1060, che da giovane aveva trascorso alcuni anni nell’abbazia benedettina di Sherborne nello Dorsetshire. Ma la conquista dei Normanni aveva rovinato la sua famiglia ed egli stesso dovette fuggire in Scozia e poi di lì in Francia. Aveva probabilmente completato la propria formazione a Parigi, e poi, con un compagno come lui profugo dall’Inghilterra, di nome Pietro aveva intrapreso un lungo pellegrinaggio verso Roma, dove si era fortificata la sua vocazione monastica. Sulla via del ritorno, la loro attenzione era stata richiamata dal promettente tentativo di vita monastica intrapresa a Molesme. Verso quegli anni, era circa il 1085, Stefano era un giovane di grandi promesse. A Molesme aveva avuto l’opportunità di osservare il processo ed anche le cause della corruzione di un nobile progetto dovute ad una insufficiente organizzazione interna ed alla interferenza esterna. Quale abate di Cîteaux, Stefano era in grado di utilizzare la sua erudizione, la sua esperienza e la sua abilità organizzativa per assicurare il successo a Cîteaux.
Grazie agli ottimi rapporti che Stefano aveva con i suoi nobili vicini, la prima espansione della proprietà di Cîteaux avvenne ben presto, sotto la sua amministrazione. Stefano era, tuttavia, più uno studioso che un amministratore. La sua erudizione lo mise in grado di intraprendere dei compiti che avrebbero messo a dura prova i talenti dei più moderni ricercatori. Memore delle referenze della Regola agli inni attribuiti a sant’Ambrogio,
Stefano cercò di verificarne tanto i testi quanto le melodie: tutti gli inni che cantavano i suoi monaci erano autenticamente ambrosiani. Ben di più, esaminando le varianti testuali dei codici dell’Antico Testamento che aveva a
sua disposizione, decise di correggere il testo originale della Volgata di san Girolamo. Per risolvere questi problemi fece ricorso a versioni ebraiche ed aramaiche, consultate con l’aiuto di alcuni eruditi rabbini.
Senza dubbio, l’emergere di Cîteaux dall’oscurità fino a raggiungere una posizione di rilievo e la personalità seducente di Stefano attrassero numerosi discepoli, e verso il 1112 si profilava il progetto di una nuova fondazione, che si concretizzò quando nel maggio del 1113 un gruppo di monaci si stabilì a La Ferté, a sud di Cîteaux, sempre nella diocesi di Chalon-sur-Saône. In quel tempo la seconda abbazia era divenuta indispensabile perché, come dichiara con molta gioia il documento di fondazione “c’era a Cîteaux un tal numero di fratelli che né i beni esistenti erano sufficienti per provvedere a tutti né il posto dove vivevano si dimostrava adatto e conveniente per loro”. A La Ferté fece seguito nel 1114 Pontigny nella diocesi di Auxerre; Clairvaux venne fondata dal venticinquenne Bernardo nel 1115, e nello stesso anno iniziò la vita a Morimond, nella diocesi di Langres. Dopo una pausa di tre anni seguirono, in rapida successione, Preuilly, nel 1118, e poi La Cour-Dieu, Bouras, Cadouin e Fontenay, tutte nel 1119.
Fu in questo stesso anno che l’abate Stefano ritenne opportuno rivolgersi a Callisto II, recentemente eletto papa, per chiedergli una nuova bolla in favore di Cîteaux e delle sue case-figlie. Il papa, già arcivescovo di Vienne,
conosceva bene Cîteaux. Nel nuovo documento, pubblicato il 23 dicembre 1119, egli si congratulava con Stefano e con i suoi monaci e “apponeva un segno di conferma all’opera di Dio a cui essi avevano dato inizio”.
Questa seconda bolla, nella storia di Cîteaux, è un’altra pietra miliare sulla via che conduce dagli inizi difficili al successo riportato in seguito. Verso il 1119 l’esistenza di un certo numero di abbazie figlie richiedeva che si prendessero delle misure per salvaguardare la coesione del nuovo “ordine”, compresa la formulazione di regole e regolamenti che dovevano essere osservati da tutte le case.
La riforma cistercense era, soprattutto, un movimento di rinnovamento spirituale. Alla esposizione narrativa degli eventi delle origini deve seguire quindi una analisi degli ideali che ispiravano il piccolo gruppo di monaci che fondò Cîteaux. La prima tappa di questo sviluppo di idee ebbe luogo a Molesme. Durante prolungati e talora animati dibattiti, i futuri fondatori di Cîteaux ebbero ampie possibilità di chiarire le loro intenzioni e di ridurle a una formula molto semplice e pratica: il ritorno alla Regola di san Benedetto. I loro sforzi, tuttavia, non sfociarono in una mera restaurazione della vita monastica del sesto secolo, ma nella introduzione di una vita fortemente influenzata dagli ideali del monachesimo pre-benedettino.
|