3. San Bernardo

Se Roberto, Alberico e Stefano sono all’origine dell’avventura cistercense, definendone lo spirito e la struttura, l’ordine cistercense fu segnato dall’influenza geniale di una quarta personalità, divenuta figura emblematica del suo tempo, Bernardo di Clairvaux. L’idea della levatura del personaggio e dell’ampiezza della sua azione si scorge nelle opere di dom Jean Leclercq, personaggio “chiave” degli studi bernardini contemporanei. Frutto esemplare e tipico della società feudale del suo tempo, attaccato a una vasta fioritura di alleanze familiari, Bernardo seppe fare di tutto questo, la base della sua azione, sia al momento del suo ingresso a Cîteaux, che in seguito. Una formazione tradizionale e puramente letteraria gli permise di acquistare, molto presto, una grande purezza di stile e, soprattutto, un’eccellente conoscenza dei Padri della Chiesa.

Nato nel 1090, già nel 1110 avrebbe preso in considerazione il progetto di entrare a Cîteaux, progetto che mise in atto nel 1113, arrivando al monastero con una trentina di compagni. L’abate Stefano Harding accolse, sicuramente con gioia, questo gruppo e seppe discernere la ricchezza della personalità di Bernardo e dargli fiducia, anche se, sotto molti aspetti, si scoprì tra loro una notevole differenza di temperamento. Un primo approccio di questa differenza è quella che mentre per Stefano l’estetica è più sull’ordine del visivo, delle arti plastiche, per Bernardo l’estetica è più quella dell’orecchio e della voce, quella della musica, dell’ascolto, essenzialmente ascolto della Parola di Dio, l’ascolto del Verbo di Dio che si rivolge al monaco al quale non è permesso distrarsi. Comunque, Bernardo costruisce sugli ideali e sui fondamenti essenziali dati da Stefano; fedeltà alla Regola, semplicità, povertà e, soprattutto, carità.

Seguendo il suo esempio, in modo particolare per quanto riguarda la povertà, i Cistercensi si stabiliscono in “deserti” dove compiono un rude lavoro manuale che è sufficiente per il loro sostentamento e permette, anche, di venire incontro ai bisogni dei più deboli: conoscono, altresì, uno spogliamento che li avvicina a quello di Gesù Cristo e degli Apostoli: respingono il sistema sociale dell’epoca, rifiutano decime e feudi che provengono da coloro che hanno l’autorità feudale, così come non gradiscono i “benefici” che potrebbero essere proposti dagli uomini di Chiesa. Con l’idea dell’uguaglianza, in monastero, non si fa più caso all’origine sociale dei monaci: tutti vivono allo stesso modo. Per quanto riguarda gli abati, compreso l’abate di Cîteaux, si ritrovano tutti al Capitolo Generale, alla pari. Riguardo alla semplicità di vita, la si ritrova negli abiti, nelle costruzioni realizzate con linee geometriche “pulite”, stile spoglio e disadorno. La spiritualità non è rivolta ad anime di élite, ma a degli esseri umani di carne, permeati profondamente dal desiderio di convertirsi. Questo quadro è incompleto se non si fa menzione del culto per la Vergine dei dolori e della tenerezza, pronta a soccorrere le angosce più diverse così come a suscitare il rispetto della donna, in una società abbastanza violenta.

Il prestigio personale di Bernardo, il suo potere di convincere fanno, continuamente, crescere la sua influenza nell’ordine, nella Chiesa e nel mondo. Questa influenza si esercita seguendo due linee principali: prima di tutto, il consolidamento dell’ordine cistercense e il riconoscimento dell’eccellenza della sua osservanza; in seguito, la riforma della Chiesa.

Nel 1115 Bernardo è mandato, con un gruppo di monaci, a fondare Clairvaux e vi resta tutta la vita come abate, rifiutando ogni altra dignità ecclesiale. Nel 1118 Clairvaux fonda la sua prima casa figlia, e, per trent’anni circa, il ritmo delle fondazioni è di due monasteri all’anno, attraverso tutta la cristianità occidentale a eccezione dell’Europa centrale. Alla sua morte, nel 1153, l’ordine di Cîteaux conta 345 monasteri, di cui 167 risalgono a Clairvaux, sia che si tratti di fondazioni o dimonasteri che chiedono di essere incorporati nell’ordine.

L’anno 1130 è una data chiave per la vita di Bernardo: fino ad ora si è unicamente consacrato alla vita della sua comunità e del suo ordine, ora entra, in modo attivo e decisivo, nella vita della Chiesa, aiutando a risolvere la situazione di crisi che deriva dalla duplice elezione di Innocenzo II e di Anacleto II, situazione che provoca uno scisma, durato otto anni, e che diviene l’occasione dei primi viaggi di Bernardo in Italia. Nel 1140 interviene contro gli errori di Abelardo. Nel 1145 percorre la Linguadoca per porre termine agli errori degli eretici; nel 1147 il papa Eugenio III, già abate cistercense delle Tre Fontane, lo incarica di predicare la seconda crociata che fu uno smacco e di cui lo si considerò responsabile. Nel 1150, sotto l’insistenza di Suger, abate di S. Denis, tenta, invano, di convincere Eugenio III di riprendere la crociata. Nella primavera del 1153 inizia un ultimo viaggio in Lorena, ritorna a Clairvaux dove apprende la notizia della morte di Eugenio III: anche lui muore il 20 agosto dello stesso anno. Nel 1163 il suo culto è introdotto a Clairvaux e nel 1174 il papa Alessandro III lo fa canonizzare.

Questo elenco di date è solamente l’aspetto esterno della vita di Bernardo perché nello stesso periodo produce un’attività letteraria considerevole – è il più grande scrittore del suo tempo – nonostante il suo stato di salute molto precario, a causa delle austerità che si impone.

È impossibile, in poche righe, focalizzare l’opera di san Bernardo e la sua originalità. Diciamo solamente, che Bernardo, come tutti gli altri autori cistercensi del suo tempo, ha, fondamentalmente, cantato l’“amore”, l’amore di Dio per l’uomo, l’amore di un Dio che si è fatto uomo, e l’amore dell’uomo per Dio. Un amore che, da solo, è sorgente di vera conoscenza – è su questo punto che egli diverge con Abelardo e la teologia scolastica nascente – un amore nuziale tra Dio e colui, colei che sa essere in suo ascolto. Ed è questo messaggio che ha parlato al cuore di tanti uomini e donne del suo secolo e che ha popolato numerosissimi monasteri.
 
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