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Gli Ordini mendicanti, e in primo piano i Francescani e i Domenicani, sono le famiglie religiose caratteristiche del XIII secolo. Sorgono in un momento preciso della storia della Chiesa, inaugurano una nuova forma di vita religiosa e recano un contributo determinante alla storia della spiritualità. L’importanza che gli Ordini mendicanti hanno avuto nella storia religiosa, specialmente dell’Occidente, richiede di esaminare rapidamente alcune loro caratteristiche fondamentali.
L’evoluzione storica dall’età feudale all’età comunale rendeva urgente per la Chiesa la richiesta di nuove forze religiose e pastorali, capaci di incanalare rettamente le esuberanze religiose delle popolazioni cittadine e di dare una genuina testimonianza di povertà evangelica, neutralizzando così l’azione corrosiva dell’eresia. A questo compito risposero i nuovi Ordini mendicanti, che si ispiravano a un ideale ascetico di perfezione in povertà evangelica, nei singoli membri e anche nelle comunità; e inoltre manifestarono subito una particolare propensione pastorale verso le popolazioni cittadine; infatti i loro conventi sorsero ai margini delle città.
Fu merito di Innocenzo III († 1216) l’aver intuito le nuove esigenze della christianitas e l’aver appoggiato gli Ordini mendicanti nei loro inizi. È stato merito di san Francesco d’Assisi l’aver incarnato l’ideale della povertà evangelica e della predicazione itinerante in armonia con una fedeltà indiscussa alla Sede Apostolica. In tal modo, gli Ordini mendicanti sono diventati una forza viva nella Chiesa, che ha saputo mantener vivo l’ideale della riforma
in un momento in cui correva serio pericolo, ed ha rinnovato i metodi dell’azione pastorale, prima troppo legati all’ambiente rurale.
Anche nella costituzione e organizzazione dei nuovi ordini si è avuto un adattamento e una impostazione nuova. I Francescani e i Domenicani, nonché gli altri ordini mendicanti, hanno assunto la struttura di un vero e proprio Ordine, fortemente centralizzato sotto la direzione unitaria di un superiore generale. Questa forza corporativa si articolava in varie province, rette da ministri provinciali, che periodicamente si riunivano attorno al superiore generale, formando il capitolo generale, organo legislativo della famiglia.
Venne così eliminata la stabilitas loci, caratteristica del monachesimo benedettino. Di conseguenza il facile spostamento di personale da un convento all’altro conferiva ai nuovi ordini una certa elasticità di movimento e una maggiore vitalità nell’apostolato. Esenti dalla giurisdizione episcopale, per la loro spiccata attività pastorale, erano entrati in conflitto con il clero secolare: tale conflitto di giurisdizione venne regolato, almeno in parte, da un decreto di Bonifacio VIII nel 1300. L’organizzazione dei nuovi Ordini si estese anche a un “secondo ordine” collaterale, cioè a quello femminile, nonché a un “terzo Ordine” per laici, ambedue collegati per spiritualità e direzione al “primo Ordine”.
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