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Il “Seminario lombardo per le Missioni Estere” (oggi Pontificio Istituto Missioni Estere) fu fondato a Saronno dal p. Angelo Ramazzotti, oblato di Rho, il 31 luglio 1850, ma viene da una felice intuizione che ebbero nel secolo scorso Pio IX e i vescovi della Lombardia: mentre la prima ondata missionaria moderna dei secoli XVI-XVII era stata opera di Ordini religiosi (Francescani, Gesuiti, Cappuccini, Carmelitani, Domenicani), nella ripresa missionaria del secolo XIX le diocesi di antica cristianità e il loro clero dovevano impegnarsi in prima fila. Il “Seminario lombardo” nacque quindi con la finalità di mandare in missione i sacerdoti diocesani di Lombardia (e poi di tutta Italia), tenendoli però incardinati nelle proprie diocesi, alle quali essi sarebbero ritornati da anziani o ammalati dopo il servizio missionario.
L’atto di fondazione venne firmato dai vescovi della Lombardia il 1° dicembre 1850: “L’Arcivescovo di Milano e i Vescovi comprovinciali – si legge tra l’altro –, non trattenuti dal timore di perdere qualche soggetto ai bisogni della Diocesi; considerando che gli splendidi esempi di distacco e di sacrificio sono atti più che altro a svegliare la fede e possono rendere fruttuoso alla diocesi non meno il missionario, il quale parte per un altro emisfero, che il sacerdote rimasto ad operare tra i suoi; che anzi, spingendo in alcuni individui la vocazione ecclesiastica al suo pieno sviluppo, viensi a suscitarla e meglio maturarla in altri; ma più che tutto considerando che è interesse di ogni Chiesa particolare la dilatazione della Chiesa universale, e che ciascuna Diocesi è in qualche modo tenuta a fornire per questo intento il suo contingente di milizia apostolica, pensarono di dover favorire e tener cura delle vocazioni al ministero delle estere missioni con non minor zelo di quello che usino per la buona educazione del Clero destinato alla Diocesi. Interprete di questo pio pensiero dei Vescovi ed esecutrice di esso, in nome loro e per conto loro, dovrebbe essere la casa iniziata in Saronno per le Missioni; aspira cioè a costituirsi in un piccolo Seminario Provinciale per le Missioni straniere”.
Il Seminario lombardo per oltre 70 anni ha conservato la caratteristica d’origine: espressione della missionarietà delle diocesi lombarde, quindi con sacerdoti incardinati nelle rispettive diocesi che ritornavano in diocesi dopo il servizio in missione, il direttore nominato dai vescovi e con la sola sede di Milano.
La vera svolta avvenne nel 1926, allorché Pio XI univa il Seminario lombardo al “Seminario missionario dei Santi Apostoli Pietro e Paolo”, fondato a Roma nel 1871 da mons. Pietro Avanzini per volere di Pio IX: da questa fusione nasceva così il nuovo istituto a cui papa dava il titolo di “Pontificio”, appunto il P.I.M.E. Questa evoluzione coincideva, d’altra parte, con la constatazione che i vescovi lombardi si erano gradualmente disinteressati del loro seminario missionario, mandando sempre meno vocazioni e non accettando più in diocesi i reduci dalle missioni.
Per queste ragioni il Seminario lombardo volle darsi una sua struttura in Italia: la prima “casa apostolica” nacque a Monza nel 1911 (61 anni dopo la fondazione); sorsero poi altri seminari a vari livelli, centri di animazione missionaria e vocazionale, la casa di riposo per i reduci, direzione generale portata a Roma (1951). L’artefice di questa nuova organizzazione fu p. Paolo Manna (già missionario in Birmania), superiore generale dal 1924 al 1934 e fondatore (nel 1916) dell’Unione Missionaria del Clero (oggi Pontificia Opera Missionaria).
Occorre puntualizzare, in questo rapido excursus storico sull’istituto, che il P.I.M.E. ha dato un contributo fondamentale alla creazione di una coscienza missionaria nella Chiesa italiana. Quando nacque nel 1850, in Italia non esisteva alcuna pubblicazione missionaria, né vi erano iniziative od organismi finalizzati a questo scopo. Fu il primo direttore del Seminario lombardo, monsignor Giuseppe Marinoni che, compiuto nel 1852 un viaggio a Lione, dov’era stata fondata nel 1822 l’Opera della Propagazione della Fede, iniziò a diffonderla in Italia, con lettere ai vescovi, opuscoli e articoli sulla stampa cattolica. Nel 1872 monsignor Marinoni fondò a Milano la prima rivista missionaria italiana, Le Missioni Cattoliche (all’inizio traduzione di Les Missions Catholiques edite dalla Propagazione della fede); nel 1878 monsignor Giacomo Scurati iniziò a pubblicare Gli Annali della Propagazione della fede, rivista mensile popolare con il suo supplemento annuale Strenna delle Missioni Cattoliche.
All’inizio del nostro secolo, p. Paolo Manna, direttore di Le Missioni Cattoliche, pubblicò una serie di opuscoli e libri che rilanciarono l’Opera della Propagazione della fede in Italia e nel 1916 fondò l’”Unione Missionaria del Clero”, che si diffuse rapidamente in Italia grazie all’approvazione di Benedetto XV e all’appoggio caloroso di mons. Guido Maria Conforti, vescovo di Parma e fondatore dei Missionari Saveriani (beatificato da Giovanni Paolo II il 17 marzo 1996).
Paolo Manna è stato in Italia l’iniziatore della moderna “propaganda missionaria” con molteplici iniziative a livello popolare: zelatrici, congressi missionari, gruppi giovanili, la rivista Italia missionaria (fondata nel 1919); soprattutto p. Manna ha pubblicato molti opuscoli, volumetti e sussidi, fra i quali il famoso Operarii autem pauci (1909), il “libro di fuoco” che ebbe varie traduzioni all’estero e sette edizioni in Italia, suscitando numerose vocazioni missionarie.
Il collaboratore principale di p. Manna, p. Giovanni Battista Tragella, direttore dopo di lui di Le Missioni Cattoliche (1924-1934), è invece ricordato sul piano della cultura missionaria, come fondatore della prima cattedra di missiologia nell’Università Urbaniana di Roma nel 1919 e autore di opere importanti per la teologia e la storia missionaria.
Nel secondo dopoguerra, il contributo del P.I.M.E. alla crescita della coscienza missionaria in Italia è venuto soprattutto dal “Centro missionario mons. Angelo Ramazzotti” fondato nel 1960 a Milano da p. Amelio Crotti, reduce dalle carceri di Cina. Il Centro comprende varie opere: biblioteca specializzata sul terzo mondo e le missioni (50.000 volumi e 500 riviste), centro attrezzato per la produzione di films e audio-visivi, fototeca (60.000 negativi e 50.000 diapositive), Museo etnografico-missionario e sala mostre, Ufficio aiuto missioni (per progetti e adozioni a distanza), redazioni di Mondo e Missione (dal 1968 organo della Pontificia Unione missionaria del clero e
dei religiosi) col suo supplemento Asia News, Italia Missionaria (per ragazzi), Missionari del P.I.M.E. (per amici dell’Istituto), Venga il Tuo Regno (giornale murale missionario mensile, per parrocchie, scuole, collegi, gruppi, seminari). Il Centro di Milano ha sale di varie dimensioni e un salone-auditoriumdi 800 posti a sedere, molto usato per congressi e incontri. Caratteristica del Centro missionario di Milano e anche del Centro missionario di Napoli è di essere stato concepito non come un servizio all’Istituto, ma alla Chiesa italiana. Di qui le campagne di opinione pubblica che hanno coinvolto varie forze ecclesiali e spesso hanno avuto risonanza nazionale: ad esempio le campagne” sul Vietnam, prima per far conoscere in Italia la voce della Chiesa vietnamita (1965-1975), poi per accogliere nel nostro paese i profughi dal Vietnam e dalla Cambogia (i “boat-people”, 1975-1981). Negli anni settanta, per iniziativa di p. Giacomo Girardi, il Centro missionario di Milano si è segnalato per aver iniziato diverse istituzioni, che poi si sono diffuse in tutto il paese: le marce e veglie missionarie specie nelle vie cittadine e negli stadi, i corsi di formazione per animatori missionari, il pellegrinaggio dei parenti dei missionari dal papa, il contatto frequente (con proposte concrete) con giornali, giornalisti, ambienti radio-televisivi, ecc.
Un’altra grande trasformazione del vecchio Seminario lombardo è costituita dall’internazionalizzazione dell’istituto, attuata gradualmente negli ultimi trent’anni e compiuta con l’assemblea generale del 1989 celebrata a Tagaytay nelle Filippine, che ha aperto, senza alcuna limitazione, le porte del P.I.M.E. Si è trattato di una svolta epocale, che ha ripreso e attualizzato il messaggio pontificio portato avanti in particolare da Paolo VI e da Giovanni Paolo II con la Redemptoris Missio.
Il P.I.M.E. ha aiutato a far nascere Istituti missionari locali, dipendenti dalle conferenze episcopali, in Brasile e Thailandia, India e Filippine. Il passaggio alla internazionalizzazione si è compiuto, anche per invito di vescovi locali delle missioni, sotto i superiori generali p. Augusto Lombardi (1957-1964), monsignor Aristide Pirovano (1965-1977) e p. Franco Cagnasso (1989, riconfermato nel 1995).
Oggi il P.I.M.E. ha seminari suoi in Brasile, India e Stati Uniti e non esclude di fondarne altri o almeno di ricevere sacerdoti da altri paesi in cui non si hanno seminari. Il seminario teologico unico è stato costituito ultimamente a Monza, dov’era già prima per gli alunni italiani. A Zamboanga, nell’isola di Mindanao (Filippine) fu fondato nel 1989 l’Euntes Asian Center, centro di formazione missionaria molto pratica, per sacerdoti, suore, catechisti delle Chiese asiatiche. Un’altra caratteristica del P.I.M.E. è la sua “scelta asiatica”, esplicitata
nell’Assemblea generale del 1971-1972: “Nell’ambito della priorità riguardante il primo annunzio del Vangelo – dice il Direttorio delle Costituzioni (n. 1, 2) – sarà data speciale attenzione all’Asia”. Il motivo di questa scelta viene da un’esigenza missionaria del tempo attuale: l’Asia, in cui abitano il 60% di tutti gli uomini, ha solo il 2% di cattolici. Il P.I.M.E., in forza della sua storia svoltasi per un secolo quasi solo in Asia, ha sentito la responsabilità di richiamare al mondo cristiano quanto Giovanni Paolo II afferma nella Redemptoris Missio (n. 37/a): “Nel continente asiatico dovrebbe soprattutto orientarsi la missione ad gentes”. La scelta asiatica del P.I.M.E. ha portato ad assumere nuove missioni e presenze nel continente asiatico ed a sviluppare un particolare interesse alla Cina. Nel 1987 è nata al Centro missionario P.I.M.E. diMilano l’agenzia quindicinale Asia News che ha svolto e svolge un compito importante di informazione e documentazione sulle realtà asiatiche e il cammino di quelle giovani Chiese.
A conclusione di questa rapida panoramica sul P.I.M.E. appare utile riportare, a mo’ di sintesi, quanto p. Paolo Manna scriveva, in qualità di superiore generale in una delle sue circolari ai missionari:
“Quale è la nostra tradizione di spirito apostolico? È quella di essere noi esclusivamente missionari. Chi entra fra noi deve sapere che l’Istituto non ha altro fine che le missioni fra gli infedeli e che noi siamo tutti e solo missionari. Non andiamo in missione di nostro gusto o scelta, ma dove ci mandano i superiori; non andiamo alcuni sì e altri no, ma dobbiamo essere disposti ad andarci tutti; non andiamo per un certo numero di anni, ma per tutta la vita; non andiamo neppure con lo spirito di affermarci e di impiantarci come Istituto, ma solo col desiderio di servire Dio e la Chiesa, felici se un giorno sulle nostre tombe potranno sorgere ferventi Chiese indigene”.
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