Ambiente

1. La Dorsale dei Volsci


1 - Monte Malaina (Monti Lepini)
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La provincia di Latina è delimitata per tutta la sua lunghezza, con andamento Nord-Ovest/Sud-Est, dalla catena dei Monti Volsci. Si tratta di diramazioni del sistema Appenninico, in particolare dell’Antiappennino laziale meridionale. Il nome di “dorsale” o catena dei Volsci appella nel loro complesso tre sub-aree distinte:
  1. i Monti Lepini, a Nord-Ovest, che iniziano dalla soglia di Lariano e terminano al passo di Castro dei Volsci, alla confluenza delle valli del Sacco e dell’Amaseno;
  2. i Monti Ausoni, al centro, che iniziano sul versante orientale della valle dell’Amaseno e si confondono nella prosecuzione a Sud-Est con i Monti Aurunci;
  3. i Monti Aurunci, che rispetto agli Ausoni non hanno precise linee di demarcazione e che sono interrotti ad Est dalla valle del Garigliano, al di là della quale proseguono in territorio campano. Lepini, Ausoni e Aurunci hanno in comune la formazione geologica e la composizione delle rocce, ma presentano singolarità morfologiche precipue.

I Monti Lepini costituiscono la parte più compatta e definita dell’Antiappennino laziale centrale, rispetto agli edifici vulcanici dei colli Albani ed alle sfrangiature dei confinanti Ausoni. Geograficamente separano il sistema pianeggiante-marino dell’area pontina con la valle del Liri. Il versante Sud è mediamente il meno elevato, ma comprende il monte più alto dei Lepini, il Semprevisa (m 1536). È l’area che presenta coste più dolci con colline arrotondate ed è solcata da profonde valli: quella di Valvisciolo, quella tra Sermoneta e Norma, quella di Sezze.

Comune a tutto l’Appennino, anche sui Lepini il carsismo costituisce una caratteristica peculiare. Si manifesta nelle forme di inghiottitoi, pozzi, abissi, voragini, imbuti, doline, campi.

Conseguenza della grande permeabilità della roccia è anche la scarsa circolazione superficiale delle acque che vengono assorbite formando percorsi sotterranei che alimentano le sorgenti che fuoriescono ai piedi del versante meridionale con varie caratteristiche chimiche: acque dolci, mineralizzate, termali, sulfuree, ferruginose.

I Monti Ausoni ed Aurunci costituiscono nel loro complesso un’unica massa priva di linee di demarcazione naturale. Gli Ausoni iniziano dal versante orientale della valle dell’Amaseno, gli Aurunci pontini terminano sulla sponda occidentale del Garigliano.

Gli Ausoni seguono un andamento inizialmente arretrato rispetto alla linea di costa, concorrendo con i Lepini a delimitare da Nord-Est la Pianura Pontina. In corrispondenza di Terracina, si avvicinano al mare con i contrafforti di Monte S. Angelo. Da qui iniziano un nuovo arretramento, che li porta a delimitare la pianura di Fondi e Monte San Biagio fino alle colline che si affacciano su Sperlonga e alla direttrice tra Sperlonga e Itri, dove iniziano gli Aurunci.

I confini con gli Ausoni sono convenzionali, affidati alla Strada Statale della Valle del Liri, che da Pico (FR), dopo aver sfiorato la valle di Campodimele termina ad Itri (LT), sulla via Appia. Le stesse Campodimele ed Itri appartengono per metà territorio ad Ausoni ed Aurunci. Dal punto di vista geologico non c’è diversità con le due altre catene, essendo costituite da masse di carbonati. In un breve spazio si raccolgono altezze medie di discreto valore, caratterizzate generalmente da pendii scoscesi sul versante marino e più attenuati su quello interno. A partire dalla Vallecola, in cui è insediata Itri, si distacca la formazione dei colli Cecubi. La caratteristica più notevole dei Monti Aurunci è la presenza di una vegetazione ricca e varia, composta dalle specie tipicamente mediterranee accanto a quelle appenniniche.

I Monti Aurunci occidentali, separati dagli Ausoni tramite la Linea Itri-Campodimele, hanno una disposizione a mosaico per la presenza di numerose faglie dirette con rigetti in alcuni casi nell’ordine del chilometro; hanno inoltre pendii più ripidi e altitudini massime più accentuate rispetto agli orientali, tra le quali spiccano il Monte Petrella, il Monte S. Angelo e il Monte Altino.

Nei Monti Aurunci orientali un ulteriore elemento di forte caratterizzazione del paesaggio è la diffusa presenza di tagli e cavità legata alla estesa attività estrattiva, che vede l’attività antropica principale agente morfogenetico.

Gli Aurunci si immergono nel mare tra Sperlonga e Formia, iniziano un arretramento ad Est di Formia ed in modo più accentuato tra Minturno e il Garigliano. Questo ultimo arretramento determina la terza pianura costiera del Lazio meridionale, il cui maggiore sviluppo si estende nel versante campano. Alle spalle di Formia i monti si innalzano superando i 1500 metri e creando una barriera ai venti provenienti da Nord.

Anche in queste aree la roccia permeabile determina i fenomeni del carsismo. Le acque sorgive sono poche, mentre le acque sotterranee si spingono in profondità per riaffiorare come risorgive ai piedi del Monte Leano a Ovest di Terracina, dove sgorga una delle sorgenti più ricche (Le Mole), e nella pianura di Fondi dove alimentano il bacino locale formando il lago.

La rete idrografica delle pianure litoranee è alimentata dalle acque che scendono dai rilievi (colli Albani, monti Lepini e Ausoni), e principalmente dalle numerose sorgenti carsiche d’acque dolci e mineralizzate che affiorano lungo tutto il bordo pedemontano. Le più importanti per portata sono quelle di Ninfa, Sardellane, Feronia, dei Gricilli, Mola dei Frati, Fontana di Muro. Dalle sorgenti Sardellane e Mola dei Frati nasce l’Ufente, uno dei maggiori corsi d’acqua della pianura. Le sorgenti delle Sardellane assicurano il rifornimento idrico dei comuni della pianura pontina. Le sorgenti del Ninfa riforniscono alcuni comuni di collina e in parte Latina.

Altrettanto importante è il bacino idrico alimentato dal carsismo dei monti Aurunci. La sorgente più importante è quella di Capo d’Acqua a Spigno Saturnia, che garantisce il rifornimento di tutti i comuni meridionali, sostenuta in parte dalla sorgente di Mazzoccolo a Formia. Ma è imponente il quantitativo di acque che filtrando attraverso le rocce delgi Aurunci si muovono verso le risorgive e molte sono anche le sorgenti che riaffiorano nel mare.

Prima dei lavori della bonifica integrale, l’idrografia dell’area pontina era caratterizzata da un fitto reticolo di corsi d’acqua, laghi, acquitrini e da alcuni canali artificiali delle precedenti bonifiche. I fiumi della regione settentrionale sono l’Astura, il Ninfa-Sisto, l’Ufente-Amaseno. Il fiume Astura nasce dai colli Albani e con un percorso di 40 Km sfocia nel Tirreno nei pressi di Torre Astura. Il Ninfa-Sisto (Km 22) nasce dalle sorgenti alle spalle di Ninfa e nella zona delle Congiunte si immette nel Sisto, fiume che prende il nome da Sisto V, il cui corso, all’interno del progetto della bonifica sistiana, fu deviato e portato a sfociare tra S. Felice e Terracina. I fiumi Amaseno e Ufente scorrono uno a Ovest e l’altro a Est di Priverno, si incontrano a Porto Badino, a Ovest di Terracina.

La Piana di Fondi, presentando condizioni geolitologiche molto simili a quelle della pianura Pontina, presenta una ricca circolazione sotterranea di acque nei rilievi carsici che riaffiorano nella pianura sottostante sotto forma di sorgenti allineate ai piedi dei monti. Da queste sorgenti nascono numerosi piccoli corsi d’acqua che attraversano la pianura da Nord a Sud e vanno a immettersi nel lago di Fondi. Le più ricche sono la sorgente Vetere, che alimenta l’acquedotto di Itri, la sorgente delle Sette Cannelle, la sorgente Capodacqua, la sorgente Vitruvio, che alimenta l’acquedotto di Fondi, e la sorgente Villa San Vito che alimenta l’acquedotto di Monte San Biagio.

L’unico vero fiume della provincia, il Garigliano, segna il confine con la provincia di Caserta e separa il Lazio dalla Campania. Nasce come Liri ad Ovest della Conca del Fucino, percorre la Val Roveto fino a Sora, riceve le acque carsiche del Fibreno, forma a Isola del Liri una cascata, si unisce al fiume Sacco e scorre in pianura raccogliendo anche le acque del fiume Gari provenienti dal versante meridionale delle Mainarde. Infine, con il nome di Garigliano, cambia direzione e, incuneandosi fra gli Aurunci e il complesso vulcanico di Roccamorfina, raggiunge la pianura e sfocia nel Tirreno.

Piccoli o minuscoli, ma di grande importanza geologica e ambientale, sono i laghi della provincia di Latina. Procedendo da Nord, il primo che si incontra, con una superficie di 12 ettari, è il lago di Giulianello, nei pressi di Cori, sulla strada per Velletri e Artena.

Minuscolo è il laghetto di Ninfa, formatosi verso la fine del XIII secolo, quando la famiglia Caetani sbarrò con una diga il deflusso delle acque che provengono dalla roccia dei monti Lepini. Altrettanto suggestivi sono i laghetti sulfurei che si aprono nella zona dei Gricilli, in territorio di Pontinia, a ridosso dei monti Lepini. Sei piccoli stagni che complessivamente prendono il nome di laghi del Vescovo.

I laghi costieri sono quelli che si trovano nella pianura Pontina e nella Piana di Fondi. I primi quattro, Fogliano, dei Monaci, Caprolace, Sabaudia, sono inclusi nel Parco nazionale del Circeo lungo il cordone della duna quaternaria che fa da argine. Nacquero diecimila anni fa, quando il mare, che invadeva la pianura, cominciò a ritirarsi e, ostacolato dalle dune di sabbia, lasciò parte delle sue acque a ristagnare. Si formò così una laguna estesa per circa 20 Km che fu frammentata dai depositi alluvionali portati da vari corsi d’acqua che percorrevano la pianura con la conseguente formazione degli attuali quattro laghi. La sponda rivolta verso il mare risulta piuttosto rettilinea, mentre quella rivolta verso l’entroterra è frastagliata e con numerose insenature che penetrano verso l’interno, e costituiscono il residuo di valli di una precedente idrografia sbarrate verso il mare dalla duna più recente. Erano, quindi, della lagune, trasformatesi poi in bacini di acque dolci che variavano la loro estensione inondando i terreni circostanti. Ricevono l’apporto di acque di ruscellamento, fluviali e della falda freatica situata nei depositi quaternari. Ma la quantità di acqua maggiore proviene dal mare, con il quale sono direttamente o indirettamente collegati. Gli scambi sono regolati dall’andamento delle maree. Le loro acque sono salmastre e adatte alla fauna ittica.

Di particolare interesse il lago di Sabaudia, o lago di Paola (o della Sorresca dal piccolo santuario di S. Maria della Sorresca che si affaccia alle sue sponde meridionali), per l’accentuata frastagliatura della sponda interna che presenta addirittura sei bracci di diversa profondità, tra gli ultimi due, Braccio della Caprara e Braccio dell’Annunziata, sorge la città di Sabaudia.

Più a Sud, al centro dell’ampia pianura, si allarga a forma di semiluna il lago di Fondi.

Anche questo lago nacque quando il mare, ritirandosi, lasciò parte delle sue acque imprigionate fra le depressioni e le dune costiere.

Ancora più a Est, al confine con il comune di Sperlonga, si aprono gli ultimi due laghi: il San Puoto e il Lungo. Il primo nasce da sorgenti carsiche provenienti dal vicino monte Lauzo, negli Ausoni; il secondo è uno stagno costiero formatosi per incapsulamento del mare preistorico.

 
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