2. La Pianura Litoranea e le Isole

La Pianura Litoranea


2 - Litorale del Circeo dall'Anticima
www.gambeinspalla.it
La vasta pianura costiera del Lazio meridionale (formata in realtà da tre distinte aree pianeggianti: pianura Pontina, pianura di Fondi, pianura del Garigliano), è compresa fra i Monti Lepini, i Colli Albani e il mar Tirreno e si estende da Torre Astura al Garigliano. Interrotta nella sua prima porzione soltanto all’angolo Sud-Ovest dal promontorio del Monte Circeo, doveva essere ancora alla fine del Terziario e al principio del Quaternario un golfo poco profondo (dal quale il Circeo emergeva come un’isola), trasformato poi, durante il Quaternario, in una laguna, da movimenti di sollevamento più intensi verso il mare che alla base dei Lepini, tanto che la profondità maggiore di essa doveva riscontrarsi nell’interno, lungo una linea parallela all’incirca ai Lepini stessi. In seguito si ebbero abbassamenti e sollevamenti, a causa dei quali l’aspetto della regione dovette più volte mutare in tempi preistorici e in tempi storici, forse anche in rapporto ad oscillazioni climatiche che influivano sulla portata dei corsi d’acqua e sull’intensità dei processi di alluvionamento.

La pianura Pontina è la più importante delle pianure costiere che caratterizzano il territorio della provincia di Latina ed appare come una sorta di quadrilatero avente come vertici la zona collinare di Cori a Nord, l’asse urbano Anzio-Nettuno ad Ovest, il litorale Pontino fino al Circeo a Sud, e Terracina ad Est. È un territorio che misura circa 850 Km quadrati, in gran parte classificati come produttivi.

Sull’origine della denominazione “Pontina”, una tesi vuole che derivi dal latino pontus, con riferimento all’ampio golfo o al mare preistorico che copriva la pianura prima che le acque si ritirassero.

Oggi il fronte litoraneo Pontino è caratterizzato da una spiaggia sabbiosa, una serie di laghi o stagni costieri che occupano antiche depressioni e che si formarono col ritirarsi del mare preistorico e, interposto tra spiaggia e laghi, il più grande tombolo costiero ancora esistente in Italia. Si tratta di un cordone dunale litoraneo originatosi dalla congiunzione di una serie di tumuleti. La duna litoranea è costituita da sabbie giallastre o grigie di origine alluvionale, marina ed eolica e da calcari, in parte costituiti da frammenti di conchiglie e gusci di animali marini. Il versante della duna rivolto verso i laghi e quindi più protetto dai venti, è ricoperto di vegetazione arborea e arbustiva naturale o dovuta ad un rimboschimento recente.

Le dislocazioni longitudinali e trasversali che hanno interessato le masse dei calcari mesozoici dei monti Lepini, Ausoni e Aurunci hanno contribuito a formare alle loro pendici un’area depressa, interessata da una serie di ingressioni e regressioni del mare preistorico e colmata nel Quaternario. In quest’area depressa, che per millenni fu un golfo marino, dopo che le acque si furono ritirate, si crearono nelle bassure ristagni, mentre la duna che andava formandosi ergeva un’ulteriore barriera al deflusso. Si è così creato un sistema monti-pianura-litorale in cui le interrelazioni sono continue.

I Lepini, fortemente carsici, originano sorgive di pie’ di monte, e la ricchezza delle acque, in presenza di barriere naturali che ostacolavano il deflusso verso il mare, creavano acquitrini, agevolati dal fatto che alcuni punti della pianura Pontina giacciono al di sotto del livello marino.

Lungo la via Appia sono presenti materiali eruttati dal vulcano laziale, che vi ha depositato banchi tufacei e pozzolanici, e un profondo conoide di deiezione si spinge fin nei pressi di Sabaudia. Enormi quantitativi di materiali sabbiosi trasportati dal vento fino a ridosso dei monti Lepini formarono la duna continentale, che, ormai spianata, costituisce la pianura interna. È questa la Pianura Pontina, la più estesa delle tre pianure che costituiscono più della metà del territorio della provincia di Latina.

Ad interrompere lo svolgersi della pianura Pontina, il promontorio del Circeo rappresenta un singolare fenomeno geologico il cui assetto strutturale è stato acquisito in una fase tettonica precoce rispetto a quella che ha costituito il rilievo lepino-ausono. Il monte Circeo si è formato per l’accavallamento, durante lo scivolamento verso Nord, di alcuni grossi pacchi di strati calcarei e dolomitici del giurassico sopra sedimenti argillosi e arenacei più giovani. Tutto questo avvenne quando la pianura Pontina era ancora invasa dal mare e andavano formandosi le prime dorsali dell’Appennino. I calcari del Circeo si depositarono in mare aperto e si sollevarono durante il corrugamento cenozoico, divenendo un’isola, che per un generale sollevamento si saldò al continente, prima con cordoni dunali e poi con il colmamento delle pianure.

Il monte Circeo spezza, dunque, questo settore di costa, ma non interrompe le caratteristiche del paesaggio litoraneo fatto di costa bassa, di penetrazione in profondità delle sabbie marine, di pianura piatta che termina ai piedi dei monti Lepini ed Ausoni.

A Terracina, dove finisce la pianura Pontina, i monti Ausoni, spingendosi in mare, modificano per un breve tratto la forma litoranea: la costa diventa rocciosa e si innalza sul mare, fin dove ha inizio una nuova pianura, quella di Fondi e Monte San Biagio. La morfologia marittimo-costiera è molto simile a quella della pianura Pontina: spiagge lunghe e strette, tombolo di sbarramento litoraneo, laghi costieri di formazione eolica (lago di Fondi e lago Lungo), aree pianeggianti a tratti depressionarie, e ricchezza di acque provenienti dal carsismo dei vicini monti.

Dove la pianura costiera viene delimitata, a Sud-Est dall’avanzare verso il mare dei monti Aurunci, in corrispondenza di Sperlonga, la costa muta nuovamente, e definitivamente morfologia: diventa alta e rocciosa, scavata da grotte marine, accompagnata da numerose sporgenze e rientranze, per brevissimi spazi colmate da spiagge sabbiose, e interrotta solo al di là di Gaeta e Formia dall’ultima pianura, quella del Garigliano, che interessa il versante laziale solo in parte. La pianura del Garigliano costituisce la parte terminale della valle del Sacco-Liri. Durante il Quaternario i materiali eruttati dal vulcano di Roccamonfina sbarrarono il corso del Liri formando un esteso lago che, solo quando il fiume trovò un varco verso il mare a Suio, a Ovest di Roccamonfina, si svuotò depositando detriti alluvionali e colmando la piana. Qui la costa si raccoglie nell’unico vero golfo del Lazio, un tempo Sinus formianus, oggi Golfo di Gaeta, all’interno del quale si trova anche l’unico grande porto naturale della regione.

La costa, bassa e piatta per chilometri, diventa qui movimentata e i Monti Ausoni e Aurunci si affacciano nel mare. La montagna è coperta di macchia mediterranea. Si tratta di un’area protetta dai venti freddi e, quindi, il clima è sempre molto mite. La presenza del mare influenza notevolmente anche le zone più interne, addolcendone le temperature: gli inverni sono temprati, le estati fresche, l’escursione termica fra le più basse d’Italia.

A Gaeta seguono i comuni di Formia e diMinturno, all’interno, sulle pendici degli Aurunci, Spigno Saturnia, SS. Cosma e Damiano, Castelforte, Suio.

Il lido del Lazio termina dove il fiume Gargliano sfocia nel Tirreno, segnando il confine con la Campania.

 
‹‹‹ precedente successivo ›››