Le prime tracce della frequentazione umana dei Monti Lepini risalgono a circa 70.000 anni fa, come testimoniano i manufatti litici trovati a Pian della Faggeta (Carpineto Romano).
La scoperta di un cranio di un uomo neandertaliano nella grotta Guattàri a San Felice Circeo colloca abitatori in questa zona del Lazio a 50.000 anni fa. Altre testimonianze di vita preistorica sono state rinvenute in altre grotte del promontorio del Circeo ed a Colle Parito, alle spalle del lago di Fogliano, lungo la via Flacca, sul litorale di Sperlonga, Gaeta e Minturno, in territorio di Sezze nella grotta dell’Arnalo del Bufalo.
4 - Selva di Cori (Cori) www.gambeinspalla.it
Il passaggio dalla preistoria alla protostoria è segnato dai racconti leggendari che legano le vicende della terra Pontina alla guerra di Troia.
Sulla costa tirrenica tra Formia, Gaeta e il Circeo naviga Ulisse. Su questo stesso Tirreno Virgilio inserisce
le vicende di Enea. Altri personaggi provenienti da Troia compaiono a Cori, che si vuole fondata dal troiano Dardano o da Corace d’Argo e, a loro volta, Fondi e Norba trarrebbero origine da Ercole. Episodi mitologici, tutti, che raccontano l’arrivo in queste aree di genti provenienti dal vicino oriente.
Agli albori della Storia, all’inizio dell’età neolitica, il Lazio meridionale appare abitato da popoli
autoctoni, ai quali dal re Latino sarebbe derivato il nome di Latini.
Il popolo latino, già nella prima storiografia greca, risulta distinto da quello etrusco abitante sulla riva destra del Tevere. I Latini, dai seppur limitati reperti archeologici, sembrano nettamente distinti, per quanto ad essi affini, dai popoli umbri e sabini che si vennero ad impiantare in tante zone delle pianure tirreniche.
La ricostruzione, generica e parziale, della storia di questa parte del Lazio, prima che esso cadesse sotto il dominio degli Etruschi e di quello successivo dei Volsci, è possibile solo partendo da qualche raro reperto preistorico ed archeologico. Altri indizi storici si intravedono dalle notizie dei più antichi scrittori greci, attinte dai primi navigatori delle coste laziali (i Focesi ed i Calcidesi). Infine, un altro contributo di ricerca è stato tramandato dalla tradizione di leggende elaborate nel primo periodo greco.
Le migrazioni marittime, dunque, erano state precedute da quelle continentali, che avevano visto il trasferimento di popoli dal Nord Europa lungo la dorsale appenninica e le pianure litoranee.
Agli inizi dell’età del bronzo, genti indo-germaniche varcarono le Alpi e si fusero con i Tirrenici generando nuove stirpi che si sarebbero insediate nel Latius Vetus: i Latini, tra il Tevere e la campagna Pontina, e i Sabelli, a Sud. Agli inizi dell’età del ferro i Sabelli acquisirono il nome di Ausoni, poi trasformato in Osci, che divenne intercambiabile con quello di Aurunci, occupando il territorio delle odierne Formia, Gaeta, Minturno.
Tra l’VIII e il VII secolo avanti Cristo, gli Etruschi assunsero anche nel Lazio una posizione di forza che li portò a cercare stanziamenti fino in Campania.
Agli inizi del V secolo a.C. comincia la grande migrazione dei Volsci, popolo nomade di pastori sceso forse dall’Umbria attraverso la valle Latina e giunto fino alla pianura Pontina e al mare seguendo la valle dell’Amaseno. I Volsci fondarono nuove città, fra cui Anzio, Priverno, Fondi e si insediarono in altre di più antica origine, come Velletri e Terracina.
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