5. Mezzogiorno d'Italia

Nel 1861 finiva a Gaeta il Regno di Napoli e cominciava la storia dell’Italia unita.

A Gaeta l’ultimo re di Napoli, Francesco II di Borbone, tentò un’estrema disperata resistenza contro le armate piemontesi e garibaldine asserragliandosi nella fortezza assieme alla consorte Maria Sofia e a ciò che restava del suo esercito.

Caduta la fortezza, la zona fu teatro delle gesta della resistenza antiitaliana, seguendo una tradizione di insorgenza che risaliva almeno a Fra’ Diavolo di Itri, campione della resistenza ai francesi all’inizio del secolo.

Tra i grandi problemi che seguirono l’unificazione ci fu il brigantaggio, che ebbe tra le sue fila grandi sostenitori della reazione filoborbonica e che continuò ad essere tristemente presente per i primi decenni del Novecento, quando ancora i viaggiatori che si avventuravano lungo la via Appia dovevano essere scortati.

Il 18 dicembre 1932 nasceva Littoria, il primo dei nuovi centri rurali nati dalla bonifica, gli altri si chiamarono Sabaudia, Pontinia, Aprilia, alle quali si aggiunse in seguito Pomezia, in provincia di Roma. Nel 1934 Littoria fu proclamata capoluogo della nuova provincia che incorporava parte dei territori comunali di Cisterna, Sermoneta, Nettuno e Sezze.

Mentre il Nord della provincia viveva l’avventura della bonifica, il Sud rappresentava con le industrie di Formia e Scauri (laterizi e pasta), un Nord economico. Gaeta, città di militari, andava espandendosi nel settore delle vetrerie e della lavorazione della bentonite estratta a Ponza, e timidamente si apriva al turismo.

Al termine della bonifica (1939), la struttura economica della Provincia di Littoria era la seguente: l’agricoltura costituiva il settore primario, seguiva quello industriale, costituito dal polo del Sud (Gaeta con la vetreria, Formia e Scauri con le fabbriche di laterizi e il pastificio).

Grazie alla bonifica anche il settore industriale si amplia, con i caseifici dell’Agro Pontino, con lo stabilimento della Cirio nella pianura di Sezze, lo zuccherificio a Littoria, la motomeccanica a Littoria e le officine meccaniche del Consorzio di Bonifica. Altri settori in espansione, la pesca, con importanti punti pescherecci a Terracina, Ponza, Gaeta, Formia, Scauri.

Gli eventi bellici attraversarono la provincia di Latina in modo violento. Tra novembre 1943 e maggio 1944 furono aperti due fronti: il primo, sul fiume Garigliano, impegnò i comuni del sud aurunco; il secondo, dopo lo sbarco di Anzio, coinvolse tutti i centri della pianura Pontina. Le distruzioni furono immani, toccando a volte anche il 90% del patrimonio edilizio.

Nel 1945 la deputazione provinciale, decise di cambiare il nome di Littoria in Latina.

Nel dopoguerra, il settore agricolo subisce una forte battuta d’arresto. La riprese fu lenta e difficile. Furono aperte nuove strade, la Pontina, la Mediana, la Flacca.

Alla fine degli anni Cinquanta la provincia di Latina fu inserita nell’area di intervento della Cassa del Mezzogiorno che agevolò il processo di industrializzazione concentrato soprattutto nel triangolo Aprilia-Cisterna-Latina.

Oggi la provincia di Latina risulta seconda nel Lazio, dopo Roma, per ricchezza prodotta. Si produce nell’area Pontina un quarto della ricchezza dell’intero comparto agricolo regionale. Si tratta di un’area, nello scenario laziale, tra le più aperte ai mercati esteri.

Ciò che sembra rimanere ancora da percorrere è la strada della ricerca delle vere vocazioni del territorio, che sono l’ambiente, la zona costiera e collinare, il microclima, anche in funzione dei vari turismi (non solo balneare), ma anche termale, verde, culturale, artistico, religioso.

 
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