2. L'architettura


1 - Pontigny - Chiesa, navata
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Fino alla metà del XIII secolo l’attività edilizia dei Cistercensi ebbe grande importanza in tutta Europa. Centinaia furono, infatti, le nuove fondazioni e i Monasteri già esistenti ricostruiti che costituirono un chiaro e riconoscibile modello di insediamento monastico, diretta espressione del loro programma religioso. Tale prototipo spesso risultò influenzato da modelli regionali già ampiamente definiti ed assimilati in edifici preesistenti. È il caso di Heisterbach vicina all’architettura basso-renana, di Fontenay (fig. 2) legata all’architettura dell’Europa sud-occidentale, di Pontigny (fig. 1) influenzata dai caratteri neo-gotici della Borgogna e di Otterberg edificata nell’Alto Reno. Tale prototipo spesso risultò inf luenzato da modelli regionali già ampiamente definiti ed assimilati in edifici preesistenti.


2 - Fontenay - Chiesa, navata
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Solo in quelle aree non ancora dotate di una ben definita cultura architettonica sorsero Abbazie fedeli ad un modello generatore preciso.

Questo avvenne soprattutto in zone, anche molto distanti fra loro, poste ai margini della cultura occidentale, come Agrigento (Abbazia di San Nicola) in Sicilia, Alvastra in Svezia e Viktring in Carinzia.

Solo tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo sorsero numerose Chiese cistercensi con impostazione e caratteri simili: Chiaravalle Milanese unitamente ad altre Basiliche dell’Italia settentrionale, San Galgano in Toscana, San Martino al Cimino, Fossanova e Casamari nel Lazio ed Eberach nella Ringavia, furono edificate seguendo lo schema della Basilica con la copertura a volta (fig. 3 e 4).


3 - Pontigny - Chiesa, sezione trasversale
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Nello stesso periodo in Italia era ancora molto diffuso il sistema delle Chiese a copertura piana, con esempi eccelsi a Cefalù e Monreale in Sicilia.

Nel XIII secolo si afferma anche lo schema a campate rettangolari disposte trasversalmente rispetto all’asse longitudinale, la “travata gotica”. A questa impostazione appartengono le Chiese di Walkenried, di Ebrach nella Franconia, di Morimondo in Lombardia, di San Galgano in Toscana, e nel Lazio di Casamari e di Fossanova. In ognuna di esse è rintracciabile il primo gotico borgognone (Pontigny), stile che andava comparendo su edifici tardoromanici. Non si rinunciava definitivamente ai caratteri romanici, muri massicci con prevalenza dei pieni sui vuoti creati dalle finestre e navate non eccessivamente slanciate.

4 - Fossanova
Chiesa, sezione longitudinale
Il gotico appariva timidamente con archi e volte acute. Anche le vetrate, più ampie rispetto al passato, sono ancora lontane dal creare quello svuotamento murario applicato nell’arte gotica per consentire, attraverso un maggiore afflusso di luce naturale, di appagare l’evoluzione del sentimento religioso. Assenti sono soprattutto i tipici archi rampanti gotici, destinati a contrastare le spinte laterali di una struttura sempre più ardita dove le murature sono sopraffatte dalle ampie superfici vetrate e le navate svettano sempre più in alto.

Le Chiese dei Cistercensi furono comunque la manifestazione concreta dell’austerità predicata nel loro statuto, in aperta polemica con le fondazioni dei Cluniacensi, giudicate meno sobrie e più opulente.


5 - Chiaravalle M.se - Chiesa, sezione longitudinale
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Nel 1134, le Consuetudines, stabilivano il divieto di arricchire l’interno delle Chiese con tutto ciò potesse costituire motivo di distrazione. Eventuali opere pittoriche o bassorilievi erano relegati all’esterno nelle lunette al di sopra dei portali. Nel 1157 era vietata anche l’edificazione di torri campanarie isolate. Questo portò alla definizione di una tipologia tipica delle Chiese cistercensi, un tiburio, posto all’incrocio tra corpo longitudinale e transetto, contenente le campane (Chiaravalle Milanese (fig. 5), Morimondo e Fossanova) per le quali furono stabiliti anche i pesimassimi da non superare.

La disposizione delle varie parti del Monastero, almeno per gli edifici centrali, è sostanzialmente simile a quella degli insediamenti di altri ordini religiosi, compresi i Cluniacensi, ricalcando lo schema planimetrico indicato nella pergamena dell’Abbazia di San Gallo in Svizzera4: la Chiesa, solitamente a tre navate, è affiancata, sulla destra, dal Chiostro, intorno al quale sono distribuiti i vari ambienti del Convento. Il refettorio nelle Abbazie cistercensi risulta posto perpendicolarmente rispetto al Chiostro, con l’ingresso sul lato opposto alla Chiesa.


6 - Chiaravalle M.se - Chiesa, planimetria

7 - Pontigny - Chiesa, facciata
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Le differenze stanno nel razionalismo e nella coerenza costruttiva. Dai contrafforti esterni si rilegge facilmente la disposizione interna delle volte ed il ritmo delle campate che scandiscono la navata principale. La semplicità delle cornici, sia per forma che per posizione, svela come furono studiate appositamente per un facile deflusso dell’acqua piovana. Le piccole finestre intermedie furono aperte esclusivamente per fornire la giusta illuminazione e l’aerazione del sottotetto.

Come sopra anticipato, l’interno della Chiesa era privo di affreschi, arredi e suppellettili. I capitelli erano semplici, al contrario degli esempi tipici del romanico e del gotico.

La severa essenzialità delle strutture, le nude pareti di pietra, il rifiuto della ricerca di soddisfazioni sensibili, costituiscono l’espressione materiale del ritorno alla rigida osservanza della regola di San Benedetto.

Le Chiese cistercensi, in alcuni esempi precedute da un portico (Pontigny, Chiaravalle Milanese, Casamari) (fig. 6 e 7), hanno una planimetria molto allungata con il corpo longitudinale5 composto da tre navate, intersecato da un corpo di fabbrica trasversale, il transetto, a formare una croce a T. L’incrocio tra questi due corpi, negli esempi più maturi coperti a volta, è valorizzato da una volta a crociera su pianta quadrata. Il coro, tranne alcuni esempi, è solitamente rettangolare, affiancato da cappelle parallele all’asse longitudinale della Chiesa e aperte sul transetto.



4 Illustrata nel volume Analisi delle potenzialità connesse con la valorizzazione dei Conventi e Monasteri della provincia di Rieti, Roma, 2003.

5 Quello che va dal portale d’ingresso al coro posto sulla parete opposta rispetto all’ingresso. Solitamente orientato secondo l’asse est-ovest.

 
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