Questa Abbazia fu fondata sui monti Lepini, sullo sperone occidentale del monte Malvisciolo. Era raggiungibile attraverso le vie della transumanza, come monte Parentile, Ara della Spina e la vallata della Fota o tramite la Via Ninfina e la valle delle Cotte. Non lontano da qui si trovava già la Valvisciolo sermonetana.
Nell’atto di fondazione l’Abbazia fu denominata Abbatia Sancti Stephani Vallis Roscinie vulgariter dicte de Malvisciolo.Vallis Roscinie (valle Roscina) derivava presumibilmente dai colori che in autunno assumeva la flora della zona o forse era riferita ai frutti del visciolo. Per Malvisciolo era invece intesa la zona più alta della contrada di Valvisciolo. Nei catasti parrocchiali carpinetani il nome Malvisciolo è distorto in: Vallemisciolo, Manimisciolo, Vallemiscioio e Valvisciolo.
La nascita dell’Abbazia avvenne il 2 agosto del 1246, così come riportato nell’atto di donazione dove, oltre la data8, sono citati anche i donatori, i nobili Matteo di Carpineto, Marco di Monterotondo di Norma ed Erasmo di Bassiano (definiti i fondatori e costruttori dell’Abbazia di Santo Stefano di Valle Roscina) e i beneficiari, i Cistercensi, rappresentati dall’Abate di Fossanova Fra Antonio da Campoli, l’Abate di Casamari Fra Paolo di Ripi e Fra Bartolomeo da Roccasecca neo eletto Abate della appena costituita Abbazia carpinetana.
Il titolo di questa Abbazia derivava da quello di Fossanova. In quest’ultimo Monastero furono ospitate, infatti, provenienti dall’oriente e dirette a Roma, le reliquie di Santo Stefano. Tutte le filiazioni di Fossanova assunsero quindi il titolo della Abbazia madre, così fu per: Santo Stefano nuovo in colle Cisternae (o Marmosolio), Santo Stefano vecchio in Tagerano (o Valvisciolo vecchio, l’Abbazia trattata in questo paragrafo), Santo Stefano in Colle Secciae (nel territorio di Sezze), Santo Stefano di Valvisciolo nuovo presso Sermoneta.
Negli atti che ricordano il 2 agosto 1246, giorno della inaugurazione del nuovo Cenobio, pare sia ricordata anche la presenza degli Abati di Marmosolio e della Valvisciolo sermonetana, che quindi, all’epoca, erano ancora due Monasteri distinti.
Nel 1312 la soppressione dell’ordine dei Templari, proprietari di terre ed Abbazie (e residenti in quella di Sermoneta), decretò la fine anche della Valvisciolo di Carpineto ed il declino della Valvisciolo sermonetana. Quest’ultima sopravvisse perché ricopriva un ruolo importante di controllo, essendo posta vicino alle vie della transumanza e alla antica Via Appia. Il cenobio di Carpineto era invece situato in una zona più impervia, dalle condizioni climatiche meno favorevoli. Altra importante causa dell’abbandono del Cenobio carpinetano è legato alla presenza dei Caetani (di Sermoneta, tra l’altro), che nel 1299, con atto di vendita, divennero i nuovi feudatari di Carpineto. I loro interessi non risparmiarono neanche l’Abbazia di Sermoneta, dove per lungo tempo ricoprirono la Commenda abbaziale.
I Cistercensi di Carpineto si trasferirono nell’Abbazia di Sermoneta alla quale, forse per difendere la loro identità, attribuirono anche il nome “Valvisciolo”, andandosi a sovrapporre al titolo portato dai Cistercensi di Marmosolio e a quello originario di San Pietro, generando ulteriore confusione nella denominazione del Cenobio.
17 - Carpineto Romano Abbazia di Valvisciolo, ruderi www.carpinetoromano.it
Dai ruderi (fig. 17) della Valvisciolo carpinetana è possibile ricostruire sommariamente quella che doveva essere l’impostazione planimetrica del Monastero.
A Nord ovest, i resti di un muro angolare con monofora sono la memoria di quella che era la torre campanaria, probabilmente crollata nel XIX secolo. Accanto a questi ruderi, altre rovine segnalano la Chiesa ad unica navata. A destra di quest’ultima si intuiscono le forme del chiostro con le cucine e la sala capitolare. Al di sopra di esse erano forse edificate le celle per diciassette monaci. Nell’area circostante c’erano anche dei terrazzamenti destinati all’agricoltura.
8 “Sotto il pontificato del Signor Innocenzo IV pontefice nel quarto anno, quarta indizione, secondo giorno del mese di agosto e giorno di domenica, nel giorno di Santo Stefano Martire”.
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