Il Santuario della Madonna del Soccorso a Cori

1. Le origini del Santuario

Le origini di questo Santuario sono legate ad una tradizione che riporta l’apparizione della Madonna avuta da una bambina di Cori. Il 4 maggio del 1521 la piccola Oliva, cercando di raggiungere la madre che si recava a mietere i campi, si perse, disorientata da un improvviso temporale. Si riparò sotto una pianta di ginestra dove ebbe l’apparizione della Vergine che per otto giorni la protesse dal maltempo e la nutrì, sempre secondo la tradizione, facendole succhiare un suo dito. Quando la bimba fu ritrovata descrisse l’esperienza vissuta e, per la sua innocenza, fu creduta. Tra l’altro i Corani rinvennero, nei pressi dell’apparizione descritta dalla piccola Oliva, un’icona della Madonna. Per spiegare questo ritrovamento è necessario soffermarci brevemente sulla descrizione di un insediamento religioso molto più antico dell’attuale Santuario.

In questa zona, ancora oggi chiamata “La Badia”, sono visibili i resti di un vecchio Monastero di origine benedettina ed intitolato alla Santissima Trinità. Pare che fu un Cenobio abbastanza prospero, i cui possedimenti, prima furono aggregati, nel XIII secolo, all’Abbazia dei Cistercensi Florensi di Santa Maria sul monte Mirteto presso Ninfa e poi, decaduta questa, passarono ai Monaci di Subiaco16.

I Benedettini usavano erigere edicole con immagini sacre vicino ai loro Monasteri. Quindi l’immagine della Vergine trovata dai Corani potrebbe appartenere proprio ad una di queste edicole, all’epoca del ritrovamento ormai in stato di abbandono e coperta di rovi.

L’attuale Santuario sorge proprio sulle vestigia dell’antico insediamento benedettino.

I Corani già nel 1521 eressero, sul luogo dell’evento miracoloso, una Cappella contenente l’immagine della Madonna.

Solo sedici anni più tardi, essendo aumentato il numero dei devoti, fu eretta una Chiesa al quale fu annessa anche la primitiva Cappella. I pellegrinaggi continuarono ad intensificarsi tanto che nel secolo successivo, nel 1634, fu indispensabile ampliare la Chiesa.

Il progetto fu affidato all’architetto romano Mario Arconti, che diresse anche i lavori terminati nel 1639, anno in cui fu possibile inaugurare il nuovo Santuario. Il compimento dell’opera fu alquanto difficoltoso, essenzialmente per il trasporto dei materiali sull’impervio colle delle Ginestre.

L’altare maggiore fiancheggiato da due colonne doriche, fu donato dal nobile del luogo Lorenzo Buzi. Nello stesso anno della consacrazione al Santuario fu donata un’immagine della Madonna, forse di scuola fiorentina, risalente al 1300. Questo dipinto è arrivato ai nostri giorni dopo aver subito restauri e sovrapposizioni. Si tratta di un’opera larga 1,50 metri e alta 1,75. Si vede la Madonna seduta sul trono con un mantello mentre sorregge con il braccio sinistro Gesù Bambino. In alto due angeli sorreggono una corona. La bambina Oliva si vede inginocchiata a sinistra della Vergine (a destra per chi osserva), avvolta in un abito rosso. Probabilmente la bambina miracolata fu dipinta in un secondo momento. Si notano diversità nello stile e incongruenze nell’abbigliamento, non conforme al costume delle popolane coresi del XVI secolo. Anche il panno che copre Gesù Bambino, inizialmente nudo, fu aggiunto nel 1778.

Nel 1924 il dipinto fu temporaneamente rimosso per prevenire i danni dell’umidità e sottoposto a restauri che ne alterarono ulteriormente la fattura originale. Il restauro avvenne per mano di Riccardo Buttinelli, restauratore dei palazzi Vaticani, il quale per realizzare il lavoro staccò l’immagine dal muro e la fissò ad un telaio.


16 Nell’archivio del monastero di Santa Scolastica è presente un cassetto con su scritto: Documenta Corana.

 
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