Qui ci troviamo nella zona più coinvolgente del Santuario. È il luogo dove il Crocifisso, con lo sfondo di mare e cielo inquadrati dall’apertura della roccia, sembra volere ribadire l’assunto cattolico che vede il Cristo al centro della propria concezione religiosa.
35 - Gaeta Percorso per la Cappella del Crocifisso
Dalla destra del piazzale d’ingresso, seguendo un percorso scoperto (fig. 35 e 37), si giunge ad una scala di trentacinque gradini, ricavati nella roccia, che conduce all’entrata della Cappella (fig. 36).
All’interno, coperto con cupola a tutto sesto, vediamo un crocifisso di legno del ‘500 e un altare di marmo policromo, sempre dello stesso periodo. Sotto l’altare è collocata la tomba di Pietro Enrico di Pramperio, governatore di Gaeta nel 1721.
36 - Gaeta Santuario della Montagna Spaccata Cappella del Crocifisso Ingresso
Attraverso una scaletta è possibile raggiungere la sommità della Cappella e da qui, attraverso la fenditura, ammirare il mare.
Prima di giungere all’ingresso della Cappella, sulla roccia a destra si nota la famosa impronta della mano del turco. La tradizione attribuisce questo segno all’orma lasciata da un infedele Saraceno che, non credendo alla origine miracolosa della triplice fenditura, poggiò la mano sulla roccia per ribadirne la solidità. Incredibilmente invece la pietra cedette alla pressione, lasciando impressa l’impronta.
Sempre nel percorso che conduce alla Cappella del Crocifisso, si apre l’accesso ad un’altra Cappella, dedicata a San Filippo Neri dove a destra della porta si vede la tomba del generale Begani.
37 - Gaeta Santuario della Montagna Spaccata Fenditura rocciosa
Nel tragitto scoperto dal piazzale antistante la Chiesa alla Cappella del Crocifisso, oltre ad incontrare la suddetta Cappella, sono collocate quattordici stazioni della Via Crucis realizzate con maioliche. Ogni quadro, con base quadrangolare e sommità semicircolare, è formato da ventiquattro maioliche, di cui diciotto quadrate e sei arrotondate per assecondare la forma della parte superiore dell’opera. In ognuna di queste stazioni, incorniciate da edicole fatte di muratura e stucchi, sono riportati in basso i versi scritti da Pietro Metastasio. Fu inoltre composto un pannello riepilogativo della Passione di Cristo, composto da 192 maioliche. Le stazioni furono commissionate dagli Alcantarini all’artista Raimondo Bruno, che le completò nel 1849. Nello stesso anno Papa Pio IX era ospite del Monastero-Santuario. Il pannello più grande, sempre dello stesso autore, è dell’anno seguente.
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