Le isole Pontine hanno una tradizione religiosa molto remota, che risalirebbe al periodo dell’Impero romano quando erano state prescelte come confino per i Cristiani. Questi proseguirono nella loro propaganda raccogliendo seguaci anche qui. La loro opera fu talmente profonda che successivamente, con l’invasione Longobarda, molti religiosi si rifugiarono su queste isole.
Anche l’espansione dei Benedettini toccherà questi luoghi, favorita inizialmente dai rapporti tra Gaeta e Ponza e poi dalla definizione dei confini della diocesi di Gaeta con le Bolle Pontificie di Adriano IV nel 1158 e di Alessandro III nel 1170.
Nel 1223 Onorio III affidò i Monasteri dell’arcipelago pontino ai Cistercensi di Fossanova che fino al termine dello stesso secolo ne assicurarono la prosperità.
Verso la fine del XIII secolo i saccheggi dei pirati costrinsero le comunità religiose ad abbandonare l’isola. In quel periodo sulla piccola isola di Zannone esistevano due Monasteri, il più antico dedicato a San Nicola e l’altro a Santa Maria. I monaci di quest’ultimo Cenobio nel 1291 chiesero di poter trasferire la loro sede sulla terraferma, proprio per sfuggire alle incursioni dei pirati africani. Gli Abati di Fossanova e Casamari provvidero ad ispezionare un luogo adatto alla nuova edificazione, scegliendo, per la salubrità, la sicurezza, l’articolata rete viaria, la fertilità delle terre e la silenziosità, la piana di Arzano di Gaeta. La nuova Abbazia è inaugurata nel 1295. I Monaci, pur intitolandola allo Spirito Santo e a San Giovanni Battista, vi trasferirono anche il nome dell’isola di Zannone. Ancora adesso, quando ci si riferisce a questa Abbazia, ormai ridotta a rudere, si usa chiamarla di Zannone.
Fu edificata sui resti di mura romane realizzate in opus reticolatum a loro volta poggiate su resti di murature ciclopiche. La presenza di così importanti vestigia sono la conferma dell’importanza territoriale di questo luogo che costituì anche una Statio romana, posta in posizione strategica rispetto alla rete viaria. Qui passava anche la Via Flacca, voluta nel 184 a.C. dal censore Lucio Valerio Flacco.
Il primo Abate fu Goffredo. Tale notizia è confermata anche dalla iscrizione nell’architrave posto sopra il portale d’ingresso alla Chiesa22.
Visitando oggi ciò che rimane dell’Abbazia, si intuisce una planimetria rettangolare abbastanza regolare, di settantadue metri di lunghezza e di quaranta di larghezza. Il campanile è l’unico volume che contraddice questa impostazione essendo collocato esternamente alla facciata.
Gli edifici del complesso, oltre alla Chiesa (lunga quaranta metri e larga dieci) con il campanile, erano il chiostro circondato dagli altri ambienti: sala del Capitolo, cucina, refettorio, magazzino, foresteria e celle dei Monaci.
Il prospetto principale è sul lato meridionale, con l’accesso alla Chiesa sulla sinistra ed il campanile sulla destra. L’ingresso al Monastero, spostato sulla destra, dava direttamente nel chiostro, il quale aveva l’ambulacro a Sud adiacente al muro della facciata. Quasi al centro del giardino del chiostro, al piano interrato, vi era una cisterna romana coperta con volta a botte. L’ambulacro occidentale confinava con la Chiesa, mentre in quello a Nord, procedendo da Ovest ad Est si aprivano la Sacrestia, la sala capitolare e l’accesso alle celle dei Monaci. Sull’ambulacro orientale si aprivano gli ambienti dei servizi.
Lo stile architettonico utilizzato fu quello ricorrente nelle fondazioni cistercensi dell’epoca, con tracce di codici stilistici locali, e influenzò anche l’architettura dei Monasteri cistercensi campani.
22 + ANNO. DNI. M. CC. NONAG. QUINTO. FUNDATU. FUIT. ISTUD. MONAS /
TERIUM. AB ABATE. GUTTIFRIDO. ADHONOREM. SPS. SCI.BEATE. / MARIE. SEMP.
VIRGIS. ET. BEATI. JHIS. EVANGELIST. TEPE. DNI. NICOLAI / PP. IIII. REGIS. KAROLI.
II. HOC. OP. FIEI. FEC. PETR. ORAMEIO. PMICI. GAGET.
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