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ISTITUTO DI STUDI POLITICI S. PIO V

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RIVISTA DI STUDI POLITICI

Il periodico ufficiale dell'Istituto è la "Rivista di Studi Politici", trimestrale, fondata nel 1989. La Rivista di Studi Politici, diretta dal Prof. Antonio Iodice, ospita soprattutto studi e ricerche attinenti al campo politico, sia da un punto di vista storico che filosofico, senza trascurare tematiche e riflessioni di attualità politica ed economica.
La Rivista, edita dall’Editrice Apes, esce 4 volte l'anno. Ogni fascicolo, delle tre ultime pubblicazioni, può essere richiesto presso la sede dell'Istituto a Piazza Navona, 93.
Un fascicolo costa € 12,00
Abbonamento annuo:
  • per l'Italia € 40,00
  • per l'Estero € 80,00
  • via aerea, € 95,00
Archivio Rivista



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copertina della rivista
L’EDITORIALE
di Antonio Iodice

Il prossimo anno l’Italia festeggerà il 150° anniversario della propria Unità e sarà dunque un momento di fondamentale importanza per celebrare i tanti italiani che hanno dedicato la propria intelligenza, il proprio talento e il proprio coraggio per creare una patria comune. L’Istituto di Studi Politici ha inteso dare il proprio contributo a tale evento impegnandosi a realizzare, per il 2011, due ricerche (che porteranno ad altrettante pubblicazioni) tese ad analizzare il ruolo della cultura cattolica nel processo di unità nazionale Occorre dunque ricordare l’importanza del processo unitario, tanto più in una fase, come quella attuale, che vede il Paese affrontare un delicato passaggio sul piano politico, economico e sociale. Per queste ragioni la Rivista di Studi Politici, in questo numero, ha inteso dare spazio a un’ampia e approfondita riflessione su quei temi che oggi sono al centro del dibattito politico e culturale italiano. Il saggio di Salvo Andò, che apre il numero della Rivista, affronta, con grande lucidità e onestà intellettuale, alcuni temi centrali per il rilancio delle riforme nel nostro Paese. Ricordando il messaggio di Capodanno del Presidente Giorgio Napolitano, l’autore analizza il tema delle riforme istituzionali, sottolineando come sia ormai un "adempimento ineludibile per realizzare un pluralismo istituzionale più ordinato e trasparente, ma anche per consentire ai diversi schieramenti partitici di riconoscersi in un progetto di rinnovamento della vita politica del Paese che li veda impegnati, con pari responsabilità, nella riscrittura delle regole fondamentali".
Si tratta, dunque, di un passaggio quasi obbligato per poter avviare quelle riforme di cui il Paese ha bisogno nell’attuale fase storica. Il tema delle riforme istituzionali, soprattutto quelle legate al processo di devolution in atto nel Paese, è stato trattato in modo approfondito nel saggio di Sergio Vasarri, il quale delinea con grande precisione il confronto in atto tra le istanze centraliste e federaliste, tra quelle progressiste e quelle conservatrici. L’idea stessa di devolution, come ricorda l’autore, è però frutto "del processo di integrazione europea, di una globalizzazione continentale che ha visto la propria genesi e il proprio rapido sviluppo negli ultimi venti anni". Lo sviluppo del nostro Paese è dunque sempre più condizionato da processi globali, da questioni politiche, economiche e sociali che coinvolgono attori appartenenti a realtà differenti, ma al tempo stesso sempre più interconnesse tra loro. Avere uno sguardo attento su ciò che accade all’esterno è essenziale per poter mettere in atto quei processi di riforma capaci di far sì che l’Italia sia protagonista anche nel nuovo Millennio. Luigino Manca, a tale proposito, nel suo saggio delinea l’importanza del protocollo opzionale alla convenzione ONU sui disabili, affrontando un tema legato alla fondamentale questione dei diritti umani troppo spesso dimenticato. L’Italia deve, perciò, essere capace di ritrovare quella fondamentale unità di intenti sul piano interno, senza la quale il Paese non potrà essere protagonista sul piano internazionale. Al tempo stesso dovrà essere capace di continuare a svolgere un ruolo di primo piano all’interno dell’Unione Europea e nel Mediterraneo. Come ci ricorda Giancarlo Elia Valori, l’Europa viene vista dalla Cina come "un partner strategico nel sistema mediterraneo integrato e nel mondo africano sub sahariano, dove la Cina già opera con attività petrolifere e dove Pechino intende costruire, in cambio delle materie prime, un mercato interno autopropulso che possa permettere alle economie UE di trasferire le loro filiere produttive mature e di unificare quei mercati con le produzioni estere, gli IDE (investimenti esteri diretti) che la Cina ha già fatto nel Mediterraneo e in Africa e che, nei prossimi anni, diverranno rilevanti per il Mediterraneo e per le economie dell’UE".L’Italia ha certamente le capacità e le possibilità per essere protagonista nell’area mediterranea e rilanciare così il proprio ruolo anche all’interno dell’Unione Europea. Per fare ciò è importante che il nostro Paese affronti in modo lungimirante anche la questione dell’immigrazione, un fenomeno relativamente recente, ma che incide profondamente sul tessuto sociale ed economico dell’Italia. I recenti fatti di Rosarno testimoniano la necessità di un impegno da parte di tutte le Istituzioni competenti, affinché gli immigrati siano una risorsa per il Paese e non un elemento estraneo al suo tessuto sociale. Nel saggio di Daniele Diviso tale questione è affrontata con grande attenzione e l’autore, nelle sue conclusioni, sottolinea come sia "auspicabile l’adozione di un modello di integrazione interculturale che ponga al centro la coesione sociale. Tale coesione è conseguibile attraverso un’impostazione culturale non neutra sul piano valoriale, ma che sappia fornire le coordinate per la convivenza civile e si proponga di orientare in eguale misura cittadini (e futuri cittadini) e immigrati lungo la strada del bene comune". La difesa della propria tradizione culturale e del proprio sistema di valori può, dunque, essere pienamente compatibile con il concetto di società multietnica. In un mondo globale si deve essere aperti agli altri, pur mantenendo fede alla propria cultura e ai propri valori. A tale proposito Carloalberto Giusti, nel suo scritto, affronta il tema della globalizzazione nel caso specifico dell’Iran, sottolineando con grande acutezza i limiti di un regime che tenta di imporre un sistema di valori in modo autoritario e non democratico.
Nel concludere questo primo editoriale del 2010, non possiamo non ricordare il Prof. Francesco Zaccaria, docente e Preside della Facoltà di Economia dell’Università Luspio scomparso di recente. La Rivista ha affidato al Prof. Augenti, Presidente del Consiglio di Amministrazione della Luspio, la memoria dell’illustre e caro amico. La Redazione e i collaboratori della Rivista si riconoscono appieno nel profilo proposto e con affetto e stima per il tratto umano e le doti professionali di Francesco Zaccaria rinnovano la propria partecipazione al cordoglio della famiglia.

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