Nawa

Apr
26

Pasqua di sangue in Siria

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Dopo i morti dei giorni scorsi prosegue il pugno duro del presidente Bashar al-Hassad contro Daraa, l’epicentro della rivolta. All’alba una decina di carri armati e blindati fanno da apripista alla temutissima Guardia presidenziale di Maher al-Assad, il fratello del presidente. Poi a migliaia entrano i soldati. Presidiati i viali del centro e la piazza dell’antica moschea al-Omari, luogo simbolo dei raduni contro il regime. Il governo di Damasco, per giustificare l’intervento, fa sapere che si sta rispondendo duramente al tentativo di "instaurare un emirato guidato da un emiro salafita". Ma a tutti è chiaro che è la prova di forza nel tentativo di annientare, spezzare la rivolta. Cecchini appostati suoi palazzi governativi, incursioni di uomini in divisa per le strade mentre dalla capitale giungono pure alcuni elicotteri militari: brandelli di testimonianza dalla “città martire” siriana, da ieri completamente proibita ai giornalisti. Le testimonianze giungono attraverso i cellulari giordani perché le reti siriane da giorni sono oscurate.

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