rivoluzione

Questo numero della Rivista intende riallacciarsi agli studi effettuati dall'Istituto di Studi Politici “S. Pio V” sull’opposizione civile in Europa Orientale. In un momento storico in cui, in un crescendo di sollevazioni popolari, la società civile dei Paesi dell’Africa settentrionale ha dato prova di un risveglio memorabile, riteniamo sarà utile e interessante il parallelo qui proposto tra gli accadimenti africani e quelli dei Paesi dell’ex Unione Sovietica.
Mar
23

Aggiornamenti dalla Libia

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Lucio Caracciolo si chiede: “Siamo in guerra: come vincerla? La prima domanda che ogni governo responsabile dovrebbe porsi, quando decide di partecipare a un conflitto, è la domanda che il nostro governo non si pone. Non è un paradosso. È l’effetto dell’incrocio di tre fattori. Primo: la nostra storica refrattarietà al pensare strategico, surrogata con l’affidamento allo Stellone. Secondo: l'ignoranza del campo di battaglia, sia in quanto alle effettive capacità del nemico (Gheddafi), sia soprattutto relativamente a caratteri e forza dei nostri alleati sul terreno (i ribelli della Cirenaica), ossia di coloro che dovrebbero svolgere i compiti della fanteria che né noi né gli americani e nemmeno i franco-inglesi intendono schierare. Terzo: perché temiamo che comunque vada perderemo. Tre ottime ragioni per non rovinarci l’umore con fastidiosi rovelli."

Affidiamoci allo Stellone

Mar
13

Le opzioni dell'America in Libia

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L’Europa sembra essere incapace di prendere iniziative concrete. Le uniche iniziative a cui la Comunità internazionale sembra esser giunta in modo condiviso sembrano essere il congelamento degli asset finanziari di Gheddafi, oggi quasi totalmente bloccati, e l’embargo voluto dall’Onu. Dall’atra parte dell’oceano Jay Carney, portavoce di Obama, continua a ripetere che la Casa Bianca non esclude alcuna opzione. Al contrario quello della Clinton, Philip Crowley, si è appellato proprio all’embargo imposto dall’Onu alla Libia per escludere la possibilità di aiutare militarmente il popolo che si è ribellato al regime. Per Washington, dunque, l’opzione militare sembra essere ancora praticabile. È probabile che Obama avrebbe dato la mano affinché la Libia prendesse la stessa, pacifica strada di Tunisia ed Egitto. Ma evidentemente la storia ha altri piani.

Le opzioni dell’America in Libia

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