USA

workshop di approfondimento per analizzare in chiave critica i primi risultati della ricerca.
I lavori si volgeranno il 21 maggio, h. 9.00, presso l’Università LUSPIO.La ricerca è stata condotta da un team di studiosi dell’area di studi giuridico-economici dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e dell’Università Villanova, Università cattolica di Philadelphia, USA.
Mar
23

Aggiornamenti dalla Libia

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Lucio Caracciolo si chiede: “Siamo in guerra: come vincerla? La prima domanda che ogni governo responsabile dovrebbe porsi, quando decide di partecipare a un conflitto, è la domanda che il nostro governo non si pone. Non è un paradosso. È l’effetto dell’incrocio di tre fattori. Primo: la nostra storica refrattarietà al pensare strategico, surrogata con l’affidamento allo Stellone. Secondo: l'ignoranza del campo di battaglia, sia in quanto alle effettive capacità del nemico (Gheddafi), sia soprattutto relativamente a caratteri e forza dei nostri alleati sul terreno (i ribelli della Cirenaica), ossia di coloro che dovrebbero svolgere i compiti della fanteria che né noi né gli americani e nemmeno i franco-inglesi intendono schierare. Terzo: perché temiamo che comunque vada perderemo. Tre ottime ragioni per non rovinarci l’umore con fastidiosi rovelli."

Affidiamoci allo Stellone

Mar
13

Le opzioni dell'America in Libia

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L’Europa sembra essere incapace di prendere iniziative concrete. Le uniche iniziative a cui la Comunità internazionale sembra esser giunta in modo condiviso sembrano essere il congelamento degli asset finanziari di Gheddafi, oggi quasi totalmente bloccati, e l’embargo voluto dall’Onu. Dall’atra parte dell’oceano Jay Carney, portavoce di Obama, continua a ripetere che la Casa Bianca non esclude alcuna opzione. Al contrario quello della Clinton, Philip Crowley, si è appellato proprio all’embargo imposto dall’Onu alla Libia per escludere la possibilità di aiutare militarmente il popolo che si è ribellato al regime. Per Washington, dunque, l’opzione militare sembra essere ancora praticabile. È probabile che Obama avrebbe dato la mano affinché la Libia prendesse la stessa, pacifica strada di Tunisia ed Egitto. Ma evidentemente la storia ha altri piani.

Le opzioni dell’America in Libia

Dialogo UE-Libia: i commissari europei Malmström e Füle in visita a Tripoli

Feb
03

I possibili scenari dell'Egitto

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Il mondo intero sta seguendo con grande attenzione l'evoluzione della situazione interna egiziana. Il discorso pronunciato da Mubarak non ha convinto i suoi oppositori, sempre più decisi a non abbandonare la piazza sino a quando non avrà abbandonato la presidenza.

Gli scontri di ieri sono probabilmente stati il frutto di un tentativo, da parte dello stesso Mubarak, di destabilizzare quella che sino ad oggi è stata una protesta pacifica, generando una situazione di caos tale da rendere necessaria la sua permanenza al potere.

Se questo era il suo scopo, tuttavia, non pare essere stato raggiunto. Nella serata di ieri il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha nuovamente chiesto una veloce e ordinata transizione, confermando dunque che Washington non intende sostenere oltre Mubarak.

Riferimenti interni:  Afghanistan-Pakistan 2015 Amir Madani
Feb
01

La difficile transizione egiziana

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A Hosni Mubarak, leader assoluto dell’Egitto dal 1981, non sono bastate la nomina del capo dell’intelligence, il gen. Suleiman, a vicepresidente e quella di Ahmed Shafik (ex comandante dell’aviazione) alla carica di Primo ministro, per disinnescare la crisi esplosa il 25 gennaio scorso. Nonostante il coprifuoco imposto, la popolazione ha continuato a scendere per le strade chiedendo la fine del suo decennale potere. Le Forze Armate, vero centro del potere egiziano, stanno ormai abbandonando Mubarak e la prova che ormai il Presidente è alla fine della sua corsa è dimostrata dal fatto che Suleiman ha “ufficialmente” avuto mandato di prendere contatti con le forze dell’opposizione per trovare una via di uscita alla crisi. Nemmeno gli Stati Uniti, d’altra parte, difendono più il loro fedele alleato.

Obama e la Clinton hanno chiaramente fatto intendere che non sono disposti a sostenere oltre il regime di Mubarak in presenza di una piazza che ne chiede con forza le dimissioni.

In queste ore centinaia di migliaia di persone stanno sfilando per le vie del Cairo per dare la spallata finale a Mubarak. Il corteo terminerà nell’ormai famosa piazza Tahrir. Un altro corteo sta intando sfilando per le vie di Alessandria.

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