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A Hosni Mubarak, leader assoluto dell’Egitto dal 1981, non sono bastate la nomina del capo dell’intelligence, il gen. Suleiman, a vicepresidente e quella di Ahmed Shafik (ex comandante dell’aviazione) alla carica di Primo ministro, per disinnescare la crisi esplosa il 25 gennaio scorso. Nonostante il coprifuoco imposto, la popolazione ha continuato a scendere per le strade chiedendo la fine del suo decennale potere. Le Forze Armate, vero centro del potere egiziano, stanno ormai abbandonando Mubarak e la prova che ormai il Presidente è alla fine della sua corsa è dimostrata dal fatto che Suleiman ha “ufficialmente” avuto mandato di prendere contatti con le forze dell’opposizione per trovare una via di uscita alla crisi. Nemmeno gli Stati Uniti, d’altra parte, difendono più il loro fedele alleato.
Obama e la Clinton hanno chiaramente fatto intendere che non sono disposti a sostenere oltre il regime di Mubarak in presenza di una piazza che ne chiede con forza le dimissioni.
In queste ore centinaia di migliaia di persone stanno sfilando per le vie del Cairo per dare la spallata finale a Mubarak. Il corteo terminerà nell’ormai famosa piazza Tahrir. Un altro corteo sta intando sfilando per le vie di Alessandria.
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