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Dottore di ricerca presso la Sapienza, Università di Roma con la tesi: "La responsabilità da reato dell’ente per gli illeciti ambientali in Italia e nel Regno Unito", Sara Petella è la vincitrice della VII edizione del Premio Nazionale Diritti Umani “Maria Rita Saulle”.

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Il lavoro si presenta come uno sguardo complessivo sul riordinamento degli apparati amministrativi, funzionali a colmare lo iato tra progetti e realizzazione. Gli autori dei saggi passano in rassegna le più importanti proposte di riforma dell'amministrazione italiana, dall'Unità d'Italia a oggi.

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L'inizio del terzo millennio consegna agli Stati la necessità di definire nuove forme di strutturazione delle attività dei poteri pubblici, sia nelle forme gestionali, sia nelle funzioni regolatorie. Nel nostro Paese l'evidente scarto tra le esigenze di competitività economica e la capacità di risposta delle istituzioni politico-amministrative alle istanze della società rende la riforma dell'amministrazione cruciale ed urgente e la collega alla qualità della nostra democrazia. Benché possa sembrare un paradosso, il riordinamento degli apparati amministrativi non è un problema “nuovo”: è, anzi, insieme allo iato tra progetti e realizzazione, elemento costante della storia amministrativa del Paese. Ne danno conto gli autori, passando in rassegna le più importanti proposte di riforma dell’amministrazione italiana, dalla fase dell’unificazione nazionale ai giorni nostri.

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E' questo il tema della VII edizione del Premio Nazionale "Maria Rita Saulle" 2015. Il Premio del valore di 3500 euro è promosso dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, presieduto da Antonio Iodice. La tesi vincitrice sarà oggetto di pubblicazione da parte dell’Istituto nella propria collana di studi. La partecipazione al concorso è riservata a giovani studiosi che abbiano conseguito il titolo di dottore di ricerca fino all’anno accademico 2013-2014 ed entro la data di scadenza delle domande di partecipazione e che non abbiano superato i trentacinque anni di età. Le candidature al concorso debbono pervenire entro il 15 giugno 2015 all’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” - piazza Navona, 93 - 00186 Roma. La cerimonia di premiazione si terrà nell’autunno 2015. La Commissione Giudicante del Premio si riserva anche la facoltà di segnalare altre tesi ritenute di particolare interesse scientifico, i cui estratti saranno pubblicati dalla Rivista di Studi Politici dell’Istituto. Il Premio intitolato a Maria Rita Saulle, intende ricordare il prestigioso impegno scientifico e culturale in difesa dei diritti umani portato avanti dall’insigne giurista: Docente di diritto internazionale presso l’Università di Roma La Sapienza e giudice della Corte Costituzionale, Maria Rita Saulle è stata presidente della Commissione Giudicante del Premio fin dalla sua prima edizione. La Commissione Giudicante della VII edizione, presieduta da Giuseppe Tesauro, Presidente emerito della Corte Costituzionale, è composta da Giuseppe Acocella, Ordinario Università Federico II di Napoli, Vice-Presidente dell’Istituto, Paolo De Nardis, Ordinario La Sapienza, Presidente del Consiglio Scientifico dell’Istituto, Nicola Occhiocupo già Magnifico Rettore Università Parma e Ortensio Zecchino, Presidente Biogen, già Ministro Università e Ricerca.
Scadenza: 
Lun, 15/06/2015

Articoli

Il dibattito che si è aperto nella vita ecclesiale, e che vede coinvolta la gerarchia ecclesiastica e, non ultima, la comunità dei fedeli, riguarda argomenti che procedono sotto traccia e argomenti più immediati ed emotivamente coinvolgenti: mi riferisco alle problematiche...

Rivista di Studi Politici

Il Focus del primo numero della Rivista di Studi Politici 2015 ospita un dibattito sull’internazionalizzazione dell’università italiana, con un accento particolare sugli atenei privati, che nascono proprio con l’obiettivo di “svecchiare” il panorama accademico del Paese e di introdurre elementi di competitività con l’estero. L’occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2014-2015 dell’Università degli Studi Internazionali di Roma ha consentito una riflessione sullo stato di salute della formazione universitaria italiana e sul suo collegamento con il sistema economico. Antonio Iodice suggerisce come, contro la crisi economica che “morde gli Stati-nazione” dal 2008”, è dall’internazionalizzazione delle imprese italiane che si può ripartire. Egli individua nella “capacità di intessere legami internazionali” delle PMI la “virtù” che ha permesso loro di prosperare nel tempo. E da lì possiamo ripartire, “con la capacità di penetrare i mercati in crescita, di garantire possibilità occupazionali anche ai Paesi emergenti, ovviamente senza snaturare [l’]identità nazionale e locale.” In quest’ottica, fondamentale è “rafforzare il rapporto con il sistema universitario italiano e con i talenti che questo riesce a produrre.” Vincenzo Zeno-Zencovich traccia un quadro completo sul ruolo e la funzionalità degli atenei privati in Italia, auspicando un maggiore dialogo con le istituzioni e, soprattutto, il pieno riconoscimento di un lavoro quotidiano di formazione e ricerca, senza pesare su contributi statali ma mantenendo i medesimi obblighi, specialmente burocratici, che avviluppano le università pubbliche, le cui segreterie sono diventate nel tempo, a tutti gli effetti, “uffici periferici del MIUR”. Pier Luigi Belvisi affronta una tematica spesso sottovalutata: l’incidenza delle barriere linguistiche e culturali nel limitare gli scambi economici e la penetrazione commerciale di un’azienda in un Paese straniero. Proprio le Piccole e Medie Imprese soffrono per la carenza di personale specializzato nelle relazioni con culture ed economie altre, pagando alti costi di transazione e colpevoli ritardi nella definizione di accordi e convenzioni. Quanto più le aziende partner appartengono a Paesi “esotici”, tanto maggiori saranno le difficoltà e gli inciampi. Massimo Maria Amorosini, dall’osservatorio privilegiato della Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria Privata (Confapi), infine, individua specificatamente nell’export manager e nell’interprete le due figure lavorative centrali in un’ottica di internazionalizzazione delle Piccole e Medie Imprese, confermando la bontà della scelta operata da atenei come l’Università degli Studi Internazionali di Roma, quando abbracciarono il plurilinguismo come best practice per il futuro. Quel futuro sembra finalmente diventato un inevitabile presente.

Notizie

I gruppi nazionali più numerosi tra percorsi di inserimento e legami con i paesi di origine.
Una ricerca Istituto S. Pio V – IDOS sulle maggiori collettività immigrate a Roma. Nel panorama dell’immigrazione italiana, la città di Roma ed il suo hinterland assumono un ruolo di assoluto rilievo.

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