Riportiamo di seguito una sintesi dell’intervento tenuto da Francesco Anghelone, Primo ricercatore dell’Istituto e Coordinare scientifico dell’Osservatorio sul Mediterraneo, al Convegno “L’Africa e il suo futuro”, tenutosi lo scorso 28 gennaio presso l’Aula degli organi collegiali del Palazzo del Rettorato presso Sapienza università di Roma.
Europa e Africa: una relazione strategica
La relazione tra Europa e Africa sta assumendo un rilievo strategico decisivo in un contesto internazionale segnato dal ritorno della competizione tra potenze, dalla frammentazione degli equilibri globali e dall’emergere di nuove forme di interdipendenza che attraversano le regioni mediterranee e africane. Mediterraneo e Africa non possono più essere considerati aree periferiche dell’azione europea, ma costituiscono un unico spazio geopolitico nel quale sicurezza, energia, migrazioni, infrastrutture, commercio, investimenti e catene del valore si intrecciano in modo sempre più evidente. Su questa consapevolezza si fonda il recente Patto per il Mediterraneo, approvato dal Consiglio dell’Unione europea nel novembre 2025, che rappresenta il tentativo più ambizioso degli ultimi decenni di ridefinire l’approccio europeo verso una regione diventata il baricentro delle principali sfide strategiche.
Il mutato scenario globale mostra come infrastrutture, tecnologie digitali, approvvigionamenti energetici e rotte commerciali siano oggi campi di competizione geopolitica, con il Mediterraneo a svolgere il ruolo di area di connessione tra sicurezza europea, stabilità regionale e influenza globale. I dati economici confermano una relazione già rilevante: il Vicinato Sud rappresenta il 4,1 per cento del commercio totale dell’UE, mentre l’Unione è il primo partner commerciale della regione con una quota del 41 per cento degli scambi. Si tratta di un’interdipendenza significativa, che tuttavia riflette un potenziale ancora in larga parte inesplorato.
L’Africa, in questo quadro, sta emergendo come uno dei poli geopolitici centrali del XXI secolo. La dinamica demografica, che porterà il continente a raggiungere 2,5 miliardi di persone entro il 2050, la pone inevitabilmente al centro delle trasformazioni globali in termini di forza lavoro, urbanizzazione e domanda di servizi. Le sue risorse energetiche e minerarie sono essenziali per la transizione verde e digitale, mentre la crescita urbana e la diffusione delle tecnologie digitali stanno aprendo nuovi spazi per investimenti, innovazione e cooperazione economica. Da queste trasformazioni derivano le principali priorità europee: diversificazione energetica, sicurezza alimentare, gestione regolata dei flussi migratori e stabilità regionale, in particolare nel Sahel, dove instabilità politica, insicurezza e colpi di Stato hanno un impatto diretto sugli interessi europei.
La costruzione di partenariati efficaci è tuttavia resa complessa dalle fragilità politico-istituzionali di diversi Paesi, come dimostra il caso della Tunisia, dove a partire dal 2021 si registra un processo che sta determinando una concentrazione del potere nelle mani del presidente Kaïs Saïed con conseguenze sullo stato di diritto nel paese, così come sulle politiche pubbliche e sulla cooperazione con l’Unione. Nel Sahel, la sequenza di colpi di Stato e l’avanzata di gruppi jihadisti hanno reso ancora più evidente il nesso tra instabilità regionale, rotte migratorie e sicurezza europea. A questo si aggiunge la crescente presenza di attori esterni: la Cina, che negli ultimi vent’anni ha consolidato la propria influenza attraverso prestiti e infrastrutture per oltre 180 miliardi di dollari, e la Russia, che si è radicata soprattutto sul piano securitario in Paesi come Mali, Niger, Repubblica Centrafricana e Libia. La competizione internazionale riduce lo spazio d’azione europeo e rafforza approcci negoziali più transazionali da parte dei partner africani.
In risposta a questo scenario, il Patto per il Mediterraneo propone una strategia fondata su un approccio integrato che valorizza tre dimensioni fondamentali: persone, economia e cooperazione in materia di sicurezza e migrazioni. Al centro è posta la dimensione umana, con investimenti in capitale umano, mobilità accademica, formazione, ricerca e rafforzamento delle società civili, riconosciuta come condizione essenziale per la stabilità delle relazioni politiche ed economiche. Il potenziale economico degli scambi rimane elevato: nel 2024 l’UE ha importato beni per 120 miliardi di euro dagli Stati Euromed-10 ed esportato verso la regione beni per 126 miliardi, dati importanti ma inferiori alle possibilità indicate dalle analisi europee. Il Patto sollecita inoltre un aumento delle risorse finanziarie dedicate, stimando un fabbisogno di 42 miliardi di euro nel periodo 2028–2034, da integrare nei negoziati sul bilancio pluriennale dell’Unione.
In questo quadro si inserisce anche il Piano Mattei, lo strumento attraverso cui l’Italia mira a costruire partenariati paritari e orientati a risultati concreti. Il Piano enfatizza la creazione di valore condiviso, come dimostra il programma di “smart agricolture” sviluppato da Leonardo e BF SpA, che integra tecnologie avanzate, formazione e miglioramento delle filiere locali. Gli investimenti annunciati dal gruppo BF, pari a 400 milioni in tre anni, riflettono un’impostazione fondata non sull’assistenza ma sulla collaborazione e sul rafforzamento delle capacità locali.
Il Patto per il Mediterraneo e il Piano Mattei rientrano nella più ampia cornice del Global Gateway, la strategia europea lanciata nel 2021 per promuovere infrastrutture sostenibili e rafforzare la connettività globale attraverso un modello alternativo a quello cinese. Con l’obiettivo di mobilitare 300 miliardi di euro entro il 2027, l’iniziativa include un pacchetto Africa–Europa da 150 miliardi di euro dedicato a energia pulita, digitalizzazione, trasporti, resilienza climatica e sviluppo delle capacità istituzionali, con un’enfasi particolare su trasparenza, sostenibilità e governance.
L’insieme di queste iniziative riflette il riconoscimento, sempre più condiviso, che il futuro dell’Europa si giocherà anche nella sua capacità di costruire un Mediterraneo cooperativo e un partenariato strategico con l’Africa. La sfida è tradurre strumenti e annunci in azione coerente, investimenti mirati e visione geopolitica di lungo periodo, superando approcci emergenziali e frammentati. Un’Africa considerata come attore e non come problema, e un Mediterraneo visto come spazio integrato e non come frontiera, rappresentano condizioni essenziali per garantire stabilità, sicurezza, prosperità e autonomia strategica all’Europa nei prossimi decenni.
Francesco Anghelone