Famiglia

Nella storia delle scienze sociali alcuni concetti trovano una rapida diffusione e si configurano come parole-chiave, arrivando a segnare un’intera epoca storica. ‘Globalizzazione’ è uno di questi, come era stato, negli anni Ottanta, quello di ‘modernizzazione’. L’apparente semplicità del termine ne agevola il generalizzato utilizzo che contrasta, però, la sua effettiva capacità euristica, esponendo lo studioso che lo usa a semplificazioni e riduzionismi. Attraverso lo strumento, ormai consolidato ma sempre perfettibile, della nostra Rivista, ci è parso opportuno approfondire e rendere vivo il concetto di ‘globalizzazione’ andando ad analizzare uno dei casi-studio più interessanti di mutamento economico, politico e culturale sullo scenario mondiale, con evidenti ripercussioni sull’intero sistema delle relazioni internazionali. Sulla scorta del recente volume Oro nero (a cura di Luciano Vasapollo), promosso e finanziato dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, gli articoli del Focus 1-2018 offrono uno sguardo multidimensionale sulla realtà del Golfo Persico. Luca Alteri, Francesca Iannarilli, Giuseppe Marano e Viviana Vasapollo descrivono la politica estera, le alleanze internazionali, le caratteristiche militari, le tradizioni culturali e le profonde trasformazioni nell’ambito energetico che caratterizzano quelle che una volta venivano placidamente catalogate come “Petro-monarchie”, ma che oggi sono attori globali intenti, inoltre, a fronteggiare vecchie e nuove questioni aperte: l’incidenza dell’Iran nella penisola arabica – attraverso l’avamposto yemenita – il rapporto altalenante con gli Stati Uniti, le polemiche sul jihadismo, in passato “tollerato” e oggi avversato, infine una stratificazione sociale articolata e più complessa di quanto si possa pensare, tale da richiedere l’intervento di quel welfare che noi, in Europa, rischiamo di porre nel dimenticatoio.

«Dunque, tutti i diritti, de’ quali le persone nascono fornite, non hanno altro fine salvoché il fine d’ogni essere sensitivo, cioè il conservarsi col minimo de’ dolori»
(ƒ XIV, Cap. I, Lezioni)

Sotto il “livello di rimpiazzo generazionale” dal 1978, l’Italia ha toccato il livello di fecondità più basso (1,19 figli per donna) nel 1995 risalendo nel 2014 a 1,39. Cifre che ci parlano di un Paese che da troppi anni non riesce ad avere un ricambio generazionale, fino ad avere nel 2013 un saldo negativo di 86 mila unità nel rapporto nascite – decessi. Eppure non è sempre stato così: alla nascita del Regno d’Italia, solo un secolo e mezzo fa, i figli per donna erano circa 5. Cosa è successo in questi anni? Quali processi economici, sociali e culturali, hanno così radicalmente cambiato la fisionomia del popolo italiano? Quali scenari politici hanno portato la nostra società ad un declino demografico che la porta ormai da decenni inesorabilmente ad invecchiare? È possibile una ripresa complessiva del sistema Italia a prescindere da una azione concreta di sostegno alla natalità e alla famiglia? Questi alcuni degli interrogativi ai quali questo volume cerca di dare una risposta.
I meriti di questo contributo sono diversi e riguardano il piano della riflessività sociologica, quello della declinazione normativa (legislativa ma anche contrattuale) e quello empirico-esperienziale così come emerge soprattutto dalle pratiche di work-life balance. Il primo di questi meriti consiste peraltro nell’attraversare il velo di oscuramento che in qualche misura ha segnato in questi anni il rapporto tra famiglia e lavoro nelle sue implicazioni analitiche e nelle ricadute sulle politiche pubbliche.(dalla Prefazione di Michele Colasanto)

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